Ecco i reperti da tirare fuori per non sentirsi fuori tempo guardando “1992”

Musica, libri, giochi. Manualetto per feticisti di Tangentopoli. Con regolarità di marea, le ondate nostalgiche si presentano dopo un ventennio. Lo ha accertato il sociologo americano Fred Davis, uno dei primi osservatori di quel fenomeno che passa sotto i nomi piuttosto irritanti di vintage, rétro o revival.
Ecco i reperti da tirare fuori per non sentirsi fuori tempo guardando “1992”

Con regolarità di marea, le ondate nostalgiche si presentano dopo un ventennio. Lo ha accertato il sociologo americano Fred Davis, uno dei primi osservatori di quel fenomeno che passa sotto i nomi piuttosto irritanti di vintage, rétro o revival. Negli anni Settanta si guardava agli “happy days” dei Cinquanta, gli Ottanta rimpiansero i “fabolous Sixties”. E’ dunque perfettamente puntuale il revival degli anni Novanta che Sky sta alimentando intorno alla serie tv “1992”, dedicata all’anno di Mani pulite. Seguirà, perché così vuole l’inesorabile legge storica, il recupero feticistico di tutti gli orrori di quel decennio, all’insegna di monosillabi non meno irritanti come camp, cult e trash. Ma poiché, ammonivano gli stoici, il destino guida chi lo asseconda e trascina i riluttanti, ho deciso di non opporre resistenza e di portare il mio contributo al vintage di Tangentopoli. Ecco i reperti che posso offrire all’asta.

 

Cominciamo con la musica, e con l’album dimenticato del re della sceneggiata Mario Merola intitolato appunto “Tangentopoli”. La straziante canzone che dava il titolo al disco, uscito nel 1994, suscitava calde lacrime contrapponendo la “gente malamente” che compie “’nfamità” alla famiglia povera “addò se mangia pane e dignità”. C’era già tutta Concita De Gregorio.

 

Il feticista di Mani pulite dovrà poi procurarsi due giochi da tavolo che prefiguravano con chiaroveggenza il lettore-tipo del Fatto quotidiano. Uno era “Tangentopoli”, versione forcaiola del Monopoly lanciata per il Natale del 1992 (“I concorrenti sono sottoposti a interrogatori e intercettazioni telefoniche che premiano i giocatori più onesti. A condurre il gioco è il Magistrato che può emettere mandati di cattura, ascoltare le delazioni degli inquisiti e raccogliere le confessioni dei pentiti”, si leggeva sul retro della scatola). Nell’altro gioco, “All’appalto”, il giocatore-imprenditore doveva aggiudicarsi le gare “senza carte Tangente, Avviso di garanzia, Custodia cautelare, Condanna al carcere o Arresti domiciliari”.

 

Passiamo ai libri. Consiglio di partire dall’inestimabile “Grazie Tonino” (Baldini&Castoldi), una raccolta di lettere degli italiani a Di Pietro, che gli scrivevano anche poesie in dialetto pescarese (“perciò, forze Di Piè! Mo nin mulla’ / schiaffele tutte arrete a chi li sbarre”!), o variazioni su Cecco Angiolieri (“Se fossi fuoco arderei il mondo, se fossi Di Pietro lo arresterei”). Cercate poi “Tangenti in confessionale” di Pino Nicotri, pubblicato nel 1993 da Marsilio. L’autore andava a confessarsi nelle chiese di Milano e di altre città fingendosi corrotto o corruttore. A dispetto delle intenzioni inquisitorie, è un documento essenziale per misurare la distanza antropologica tra il rito ambrosiano della procura e il rito ambrosiano propriamente detto.

 

I bibliofili più accaniti vadano infine a caccia di due riedizioni. L’Apologia di Socrate che il settimanale Epoca stampò nel 1993 con il titolo “Mani pulite” e mandò in omaggio ai parlamentari corrotti, forse per invitarli alla cicuta (era la prova generale del sermoneggiare dei Zagrebelsky e delle De Monticelli). E poi “L’inquisito”, il romanzo di Giorgio Saviane del 1961 su un uomo che rimane vittima di una macchinazione giudiziaria, che Newton Compton ripubblicò nel 1994. Solo che stavolta c’era l’introduzione curiale di un alto magistrato, Pier Luigi Vigna, a garanzia che il gregge dei lettori non fosse sviato, e c’era una prefazione dove Saviane indossava il sanbenito e faceva auto da fé per aver nobilitato la turpe parola: “Non rischiamo di far diventare eroi i ribaldi politici che neanche correvano il rischio del ladro di polli tanto i loro atti erano giustificati dal costume: altro che inquisiti! protetti erano e quindi la loro azione deve rimanere vergognosa”.

 

Frugate con me nei vecchi bauli, è sepolta lì la verità di una stagione.

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