Disintermediare per vivere

I dati del Censis sulla comunicazione e le nostre nuove abitudini
Disintermediare per vivere

foto LaPresse

E’ uscito ieri il dodicesimo Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione, intitolato “L’economia della disintermediazione digitale”. Il Censis parte da quella che definisce “la grande trasformazione dei media” e spiega come negli ultimi anni gli italiani – ancora in ritardo rispetto ad altri paesi sviluppati – abbiano cambiato abitudini grazie alle tecnologie digitali. A parte qualche considerazione già sentita e numeri che sostanzialmente confermano un trend che molti già conoscono sulla “dieta” comunicativa del nostro paese (resiste la televisione, anche grazie a canali all news e web tv, diminuiscono i lettori di quotidiani, aumentano gli utenti internet, ci si informa sempre di più su Google e social network), il rapporto del Censis individua le prime importanti conseguenze della cosiddetta “economia della disintermediazione digitale”, cioè la possibilità di accedere direttamente a servizi e strumenti  necessari alla vita di tutti i giorni senza bisogno di intermediari.

 

Le famiglie italiane hanno risparmiato su tutto negli ultimi anni, tranne che sull’acquisto di tecnologie (+249,8 per cento negli ultimi vent’anni): internet sta diventando luogo privilegiato per informarsi, prenotare viaggi, case per le vacanze, acquistare beni e servizi, guardare film e sport e svolgere operazioni bancarie. Un segnale in più alle istituzioni perché accelerino la digitalizzazione del paese, con internet veloce disponibile per tutti e leggi che non impediscano a chi offre servizi disintermediati di operare sul mercato. Ma un segnale anche alla carta stampata, costretta a innovare per non morire: la maggioranza degli italiani ha perso ogni contatto con i giornali.

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