Addio disordine

Negli ultimi mesi moltissime persone hanno dichiarato guerra al caos, anche interiore, abbracciando una nuova ossessione: Marie Kondo e “Il magico potere del riordino”. E’ un manuale che promette di salvarci la vita insegnandoci a fare ordine.
Addio disordine

Negli ultimi mesi moltissime persone hanno dichiarato guerra al caos, anche interiore, abbracciando una nuova ossessione: Marie Kondo e “Il magico potere del riordino”. E’ un manuale che promette di salvarci la vita insegnandoci a fare ordine. Dentro casa, in ufficio, dentro la testa. Marie Kondo, trentenne giapponese, ex sacerdotessa di un tempio shintoista, ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza a riordinare la propria stanza e quella dei suoi fratelli, buttando via a loro insaputa libri, giacche, camicette fuori moda, piccoli elettrodomestici, ricordi, fotografie: riempiva di nascosto sacchi della spazzatura, passava i pomeriggi dopo la scuola a sistemare i cassetti del bagno.

 

In famiglia avevano molta paura di lei, che crescendo ha affinato e filosofizzato questa mania, ne ha fatto un lavoro e ha scritto un bestseller mondiale, alla nona edizione in Italia per  Vallecchi (in Giappone ha venduto due milioni di copie e Marie Kondo è una ricercatissima consulente domestica, finita in ospedale con il collo bloccato per eccesso di riordino, avendo passato troppo tempo a esaminare la parte superiore del guardaroba di una cliente). “La vita vera comincia dopo avere riordinato”, e per riordinare bisogna stabilire un rapporto affettivo con gli oggetti, chiedere a un paio di mutande se sono felici, lasciar respirare e riposare le calze, i calzini e i collant seguendo una regola precisa: mai appallottolarli, mai annodarli. Perché soffrirebbero e ci farebbero soffrire. I golfini soffocano, quando li accatastiamo gli uni sugli altri nell’armadio, invece di piegarli delicatamente in verticale, e così quando li tiriamo fuori li troviamo appassiti, infelici, nervosi. Per molti vestiti, del resto, e per molti oggetti, libri, carte, soprammobili, Marie Kondo ha deciso che è giunta l’ora della fine. Ci invita a non cedere a inutili sentimentalismi, a disporre tutto ciò che possediamo sul pavimento (mai indossare, durante le varie fasi del riordino, una tuta da ginnastica perché la tuta porta con sé l’estetica del disordine) e a prendere decisioni definitive: buttare, salutando tutte le cose con gratitudine prima di ficcarle in un sacco nero (“Fate buon viaggio! A presto!”). Marie Kondo ordina di liberarci con sollievo anche delle lettere degli ex fidanzati (e poi fotografie, spazzolini da denti, bottoni di scorta, buste paga, cavi, regali di Natale, cartoline, perfino i libri già letti e quelli che sappiamo, interiormente, che non leggeremo mai).

 

[**Video_box_2**]Ci vuole fermezza d’animo, e bisogna fidarsi di Marie Kondo che assicura pelle più luminosa e silhouette più slanciata a chi saprà voltare le spalle per sempre a tutte le cose superflue, a tutte le camicette che ci stanno male. Questo metodo spietato riguarda gli oggetti, ma viene la tentazione di applicarlo anche alle persone: tirarle giù dagli scaffali, metterle tutte sul pavimento e chiedere: “Mi rendi ancora felice?”. Se la risposta è no, dire addio, con gentilezza.

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