Contro il pensiero unico gender

Non solo Elton John e Dolce e Gabbana. Controdeduzioni su un'ideologia totalitaria che impedisce di affrontare in maniera "normale" un problema reale.
Contro il pensiero unico gender

Il post con cui Elton John ha lanciato il boicottaggio di Dolce e Gabbana per le loro dichiarazioni su figli e matrimonio

La rissa mediatica tra gli stilisti Dolce e Gabbana e il cantante Elton John contiene una verità che i propagandisti gender tentano invano di nascondere: i gay pensano con la loro testa, hanno opinioni diverse e non sono affatto sottomessi al “pensiero unico” gender. Dolce e Gabbana pensano che la procreazione assistita eterologa e l’adozione per i single non siano opportune (come aveva deciso il Parlamento italiano, poi smentito sul primo punto dalla Corte costituzionale), Elton invece pensa il contrario. Fin qui la buona notizia. Però Elton emana una fatwa contro gli stilisti, accompagnata da un invito al boicottaggio dei loro prodotti, Stefano Gabbana gli risponde dandogli del fascista (ma il suo può essere giustificato come fallo di reazione). Qui la notizia è che anche tra i gay c’è la tendenza a demonizzare chi la pensa in un altro modo invece di cercare di persuaderlo con i propri argomenti.

 

Sarebbe utile tenere presente questa piccola lezione di “normalità” nel bene e nel male, nell’affrontare la questione, tornata di attualità per una intimazione europea e per le dichiarazioni di Matteo Renzi, della regolamentazione dei diritti dei membri delle coppie di fatto. Se si evita di riconoscere all’ideologia gender la rappresentanza delle persone omosessuali, come a qualche movimento fondamentalista cattolico quello delle famiglie, si può ragionare di una soluzione politica equilibrata di problemi reali: l’assistenza, la possibilità della comunione dei beni, i problemi previdenziali, senza bisogno di intaccare il principio costituzionale che dell’unicità del matrimonio.

 

Si tratta di regolare in modo più inclusivo, e quindi di correggere tendenziali discriminazioni, in materie civili, assistenziali, patrimoniali e previdenziali, che solo l’esasperazione ideologica può trasformare in questioni di principio. L’idea centrale dell’ideologia gender secondo la quale non esistono le differenze sessuali non può essere considerata rappresentativa neppure dell’opinione degli omosessuali, così come l’ideologia di chi considera l’omosessualità una malattia da curare, magari in modo coercitivo, per il bene dei soggetti interessati, non può essere considerata come rappresentativa delle opinioni prevalenti nelle famiglie tradizionali.

 

[**Video_box_2**]Lo Stato, che deve promuovere l’ordine civile e sociale, non quello morale proprio per non trasformarsi in stato etico, ha l’interesse a favorire la stabilità dei rapporti interpersonali, di tutti i tipi. Ha anche il dovere costituzionale di tutelare la famiglia naturale basata sul matrimonio, ma questo obiettivo potrebbe essere perseguito meglio con azioni positive (come accade in Francia e in Germania dove sono regolamentate le unioni di fatto) che escludendo altri da tutele che riguardano i diritti individuali. Se tra le forze politiche si determinerà un clima che esclude la strumentalizzazione propagandistica delle tematiche fondamentaliste di una parte e dell’altra, esiste lo spazio concreto per risolvere degnamente problemi concreti. Se invece si vuole ripetere la sceneggiata da ballo Excelsior della lotta tra progresso e oscurantismo si finisce col replicare su scala istituzionale la rissa tre D&G e Elton John, tollerabile e persino comprensibile solo tra privati cittadini.
    
    

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