Chi si cura della bibliodiversità? Rcs, Mondadori e il Nazareno che è in me

“In Italia noi autori non contiamo nulla. Tutto avviene alle nostre spalle”: così Lidia Ravera, scrittrice impegnata in politica e assessore alla Cultura nella giunta di centrosinistra che amministra il Lazio, parla della sua delusione al Libraio.it, il sito multimediale del Gruppo editoriale Mauri-Spagnol.

Chi si cura della bibliodiversità? Rcs, Mondadori e il Nazareno che è in me

foto LaPresse

Roma. “In Italia noi autori non contiamo nulla. Tutto avviene alle nostre spalle”: così Lidia Ravera, scrittrice impegnata in politica e assessore alla Cultura nella giunta di centrosinistra che amministra il Lazio, parla della sua delusione al Libraio.it, il sito multimediale del Gruppo editoriale Mauri-Spagnol. A nulla è valso l’appello da lei firmato con Umberto Eco, Sandro Veronesi, Antono Scurati, Furio Colombo, Michela Marzano e una quarantina di altri autori: ora Mondadori ha tempo fino al 29 maggio per perfezionare la sua offerta d’acquisto di Rcs libri, e se l’affare si concluderà nascerà il colosso editoriale che tanto preoccupa gli appellanti, e che vale il 38 per cento del mercato italiano dei libri. Pura materia da Antitrust, aggiunge Lidia Ravera, mentre il filosofo e politico Massimo Cacciari (a sua volta contrario all’operazione per la “situazione di monopolio” che si verrebbe a creare, “e questo non va bene in generale, non solo in questo caso”) spiega sempre al Libraio che “essendo un autore Adephi da tanto tempo, ed essendo molto legato al mio editore, mi auguro che la casa editrice resti autonoma, e che non entri a far parte di questa operazione” (Adelphi è uno dei marchi Rcs che dovrebbero essere acquisiti da Mondadori). Si capisce però che Cacciari, al dunque, del paventato (da Eco) “divoramento” di Rizzoli da parte di Mondadori non ne farebbe un dramma: “Il mio principale problema resta scrivere buoni libri; pubblicare viene dopo”.

 

Ma se è fatale che la prospettiva di finire tra le fauci mondadoriane possa far disperare Eco, Ravera e altri autori che hanno inserito per sempre l’antiberlusconismo sbandierato nel loro stemma araldico di scrittori engagé, che ne è dei politici di sinistra che ora pubblicano con Rcs e si ritroverebbero con Mondadori? Il ministro della Cultura Dario Franceschini (quattro romanzi e un saggio pubblicati con Bompiani-Rcs) si è dichiarato “molto preoccupato delle notizie che anticipano un possibile acquisto di Rcs Libri da parte di Mondadori”. A parte lui, sembra però che la prospettiva lasci del tutto tranquilli – o comunque prudentemente silenti – i politici di sinistra di cui sopra. Forse perché a non condividere l’allarme di Franceschini è proprio il presidente del Consiglio, Matteo Renzi (oltre che autore nel catalogo della casa editrice di Segrate). Alla vigilia del consiglio di amministrazione di Rcs Mediagroup che ha deciso la trattativa in esclusiva fino al 29 maggio con Mondadori per la cessione del comparto librario, Renzi aveva fatto sapere che, per quanto lo riguarda, a preoccuparlo non era l’operazione ma semmai “Rizzoli-Corriere della Sera, il cui valore è stato distrutto da scelte discutibili”. Tace perfino uno dei suoi più accaniti competitor nella sinistra del Pd, Giuseppe Civati, il quale è autore mondadoriano per via di Einaudi (nella collana Stile libero ha pubblicato nel 2014 il suo manifesto politico, “Qualcuno ci giudicherà. La sfida per il cambiamento dell’Italia”).

 

[**Video_box_2**]Autori mondadoriani non mordono Mondadori, potrebbero pensare i maligni. Ma non arriva la scomunica neanche da Walter Veltroni, fedelissimo autore Rizzoli; se chi tace acconsente, non troveremo nemmeno l’autore di “Quando c’era Berlinguer” sulle barricate, di fronte alla prospettiva di finire sotto l’ala mondadoriana. Che perfino Veltroni – come Renzi secondo Lidia Ravera – sottovaluti “i rischi per la bibliodiversità e il pluralismo culturale”? Inaspettatamente tiepido si è dimostrato anche il giurista girotondino Gustavo Zagrebelsky. Anche lui pubblica per Einaudi (quindi Mondadori), non deve aver vissuto spaventosi episodi di libertà conculcata e non ha firmato appelli. Ha solo detto al Fatto quotidiano, che “qualcuno ha avuto l’idea del partito della Nazione, qualcun altro vuol fare la casa editrice della Nazione”.

 

Più passano i giorni, più sembra prevalere la tendenza a farsene una ragione. E’ piuttosto difficile chiamare alla resistenza contro l’invasore quando l’andata, ritorno e riandata tra Mondadori e Rcs è stato, anche in epoca berlusconiana, lo sport più praticato da scrittori, editor, responsabili editoriali di primissimo piano.

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