Per il gip, le indagini sul naufragio di Lampedusa devono continuare

Respinta la richiesta della procura di archiviare l'inchiesta per omissione di soccorso sulla cosiddetta "Strage dei bambini", l'affondamento di un barcone di profughi nell'ottobre 2013 dove morirono circa 300 siriani

Per il gip, le indagini sul naufragio di Lampedusa devono continuare

Sbarchi, naufragio barcone con 650 migranti: arrestati 5 scafisti (foto LaPresse)

Il gip di Roma, Giovanni Giorgianni, ha respinto la richiesta della procura di archiviare l'inchiesta sul naufragio dell'ottobre del 2013 dove morirono circa 300 profughi siriani, tra i quali almeno sessanta bambini. A chiedere l'archiviazione erano stati i pubblici ministeri Francesco Scavo e Santina Lionetti. Ora dovranno proseguire le indagini su quattro ufficiali della Marina e tre della Guardia costiera.

   

Dopo la pubblicazione, in un'inchiesta firmata da Fabrizio Gatti sull'Espresso, delle intercettazioni tra la centrale operativa di Roma, quella di Malta e il comando della nave Libra – la più vicina al luogo del naufragio – il giudice ha ordinato l'imputazione coatta per rifiuto di atti d'ufficio e omicidio colposo per Leopoldo Manna comandante responsabile della sala operativa della Guardia costiera e per Luca Licciardi comandante della sala operativa della squadra navale della Marina. Sono stati chiesti altri sei mesi d’indagine per chiarire la posizione del tenente di vascello Catia Pellegrino, comandante del pattugliatore Libra. Archiviate invece le posizioni degli altri quattro indagati: l'ammiraglio della Marina Filippo Maria Foffi e gli ufficiali Nicola Giannotta, Clarissa Torturro e Antonio Miniero, da scagionare per il ruolo di subordinati o perché estranei ai fatti.

   

“Prendiamo atto della decisione del gip e siamo certi di poter provare la mancanza di responsabilità di Manna nella vicenda e più in generale la mancanza di responsabilità delle autorità italiane”, ha commentato l'avvocato Luca Ciaglia. Il compito della procura adesso è quello di verificare se è vero – come hanno riferito il pilota e il copilota dell’aereo maltese che passò sopra all’imbarcazione dei migranti alla deriva – che la comandante della nave Libra non rispose ad alcune chiamate di intervento. Licciardi, secondo il giudice, sarebbe responsabile per aver imposto di fatto il non intervento della Libra, perché Malta nel frattempo aveva assunto il comando delle operazioni di soccorso, e poi di aver preso tempo quando Malta aveva fatto sapere di non essere più in grado di intervenire. Manna, secondo la ricostruzione del giudice, alle 13.18 di quell’11 ottobre 2013 ricevette la telefonata dei migranti, che indirizzò verso le autorità maltesi, ma non emise alcun ordine di intervento dopo essere stato informato della presenza della nave italiana.

   

Fino alle 16.20 le autorità italiane – sostiene il gip – hanno fatto tutto quello che era in loro potere. In seguito, però, avrebbero ritardato l’intervento, anche davanti a una situazione di conclamata emergenza. Quei 40 minuti persi sarebbero risultati determinanti. Dopo la strege di quel pomeriggio, una settimana dopo un altro grande naufragio al largo di Lampedusa, il premier Enrico Letta si convinse a ordinare l’intervento unilaterale italiano per intercettare i barconi al largo della Libia. E da allora, prima con Mare Nostrum poi con le organizzazioni umanitarie, l’Italia si è fatta carico da sola di assistere i profughi nel Mediterraneo. Anche quelli destinati a Malta.

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