I carabinieri hanno fermato Roberto Spada

In manette per i reati di lesioni personali e violenza privata, aggravati dal metodo mafioso. Minniti: "Il fermo dimostra che in Italia non esistono zone franche". Di Stefano (CasaPound): "I pm indaghino sulle relazioni tra noi e il clan"

I carabinieri hanno fermato Roberto Spada

Roberto Spada

Roberto Spada è stato fermato dai Carabinieri della compagnia investigativa di Ostia per i reati di lesioni personali e violenza privata, con l'aggravante del metodo mafioso (articolo 7 della legge 152 del 1991) e di aver agito per futili motivi. Spada, che sarà portato a Regina Coeli, è stato protagonista due giorni fa dell'aggressione a una troupe della Rai del programma "Nemo - Nessuno Escluso". I carabinieri sono al lavoro per identificare la persona che insieme a lui potrebbe essere intervenuto durante l'aggressione. La scena, secondo quanto accertato dagli investigatori, è avvenuta alla presenza di una decina di testimoni che oltre a non aver mosso un dito per difendere i due hanno anche inveito con insulti e minacce. 

 

Il ministro dell'Interno Marco Minniti ha commentato il fermo definendolo "la dimostrazione che in Italia non esistono zone franche". "Il ministro dell'Interno ha detto lo stato c'è e noi siamo d'accordo con Minniti", ha poi commentato il segretario del Pd, Matteo Renzi.

 

Gli investigatori sono al lavoro per identificare anche un complice di Spada, un ''guardaspalle'' presente al momento dell'aggressione della troupe televisiva della trasmissione Nemo.

     

Il fermo, ordinato da un decreto emesso dal pm Giovanni Musarò della Dda di Roma, arriva poco dopo l'intervento del vicepresidente di Casapound, Simone Di Stefano, nel corso di una affollatissima conferenza stampa indetta presso la sede centrale del movimento a Roma per spiegare la posizione di Cpi dopo le critiche seguite alle esternazioni di Spada, membro della famiglia dell'omonimo clan, sulle elezioni di Ostia. "Noi siamo qui oggi a chiedere ufficialmente alla magistratura italiana che apra un fascicolo d'inchiesta su di noi per appurare se esistono rapporti criminali tra noi e il clan Spada. Chiediamo che venga aperta una commissione parlamentare per sapere qual è il rapporto tra noi e il clan Spada. Chiediamo alla politica e alla magistratura di tirare fuori la verità su questa vicenda, chiediamo inchieste rapide veloci e che siano pubbliche", ha detto Di Stefano. "E' ormai un mese che si parla in continuazione di un rapporto fra noi e un clan criminale di Ostia – ha aggiunto – si parla di appoggi politici ma alla prova dei fatti bisognerebbe riuscire a parlare con carte giudiziarie: ci piacerebbe vedere qualcuno che tira fuori le carte di un magistrato che accerti se esistono voti di scambio, perché è di questo che si sta parlando, tra noi e il clan Spada".

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • efis.loi

    09 Novembre 2017 - 22:10

    Perdonate un vecchio che una volta tirava calci a un pallone. Ma, la testata di Zidan l'avete scordata? Zinedine è un mite che erediterà la terra. Spada è un Barabba, come dicono dalle mie parti. Materazzi, quella mala lingua, riuscì, speriamo solo temporaneamente, a far perdere l'eredità al Francese. I Carabinieri hanno fermato Spada per atteggiamento mafioso. Perfetto. Non fosse che la Procura di Roma abbia imbastito un processo detto "Mafia Capitale".

    Report

    Rispondi

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    09 Novembre 2017 - 18:06

    Alla Redazione - Giusto che i violenti finiscano in galera, ci mancherebbe. Mica per polemizzare, ma il commento di Minniti: "La dimostrazione che in Italia non esistono zone franche". andrebbe completato: "A parte le dovute distinzioni politiche per i clandestini che delinquono e le violenze dei centri sociali." Servono a poco o nulla le precisazioni di Simone De Stefano, la vulgata collettiva considera Casa Poud e gli Spada, la stessa cosa.

    Report

    Rispondi

Servizi