Facebook è una trappola per giornali

Se vuoi essere cliccato devi pagare. Il caso della sezione “Esplora”

Facebook è una trappola per giornali

Foto LaPresse

Il caso della “sezione Esplora” di Facebook è diventato negli ultimi giorni un racconto dell’orrore per i giornali di tutto il mondo, specie per quelli che hanno una forte presenza su internet. Da qualche giorno, in sei paesi in giro per il mondo Facebook ha iniziato a fare un piccolo esperimento. In Slovacchia, Sri Lanka, Serbia, Bolivia, Guatemala e Cambogia è apparsa una nuova sezione del social, chiamata Esplora, in cui sono stati riversati tutti i link e le notizie dei giornali di quei paesi. Uno slovacco che entra in Facebook, dunque, non vede più le notizie dei giornali, anche se ha messo “like” alla loro pagina. Vede solo i post degli amici, e per leggere le notizie deve andare in una sezione apposita. Ovviamente, senza le notizie che sbucano tra il video di un gattino e i risultati della partita, quasi nessuno va nella sezione Esplora, e il danno per i giornali dei sei paesi interessati è stato ciclopico.

 

Il giornalista slovacco Filip Struhárik ha scritto che dall’inizio del test le interazioni (like, commenti, condivisioni) sulle pagine dei 60 più grandi media del paese sono calate di oltre la metà, con conseguente crollo di visualizzazioni. C’è la possibilità di tornare nel vecchio flusso di informazioni ed essere cliccati di nuovo, ma Facebook – e qui viene il bello – chiede ai giornali di pagare sponsorizzando i post. La dirigenza dell’azienda ha detto che il test non sarà esteso oltre i sei paesi coinvolti, ma non bisogna cascarci. I media di tutto il mondo dipendono per una percentuale troppo elevata della loro visibilità online da Facebook e da Google, e basta cambiare una virgola dell’algoritmo per distruggere il lavoro di anni. Facebook non è un’alternativa alla crisi dell’editoria, e forse non è nemmeno un alleato, benché molte testate, anche nostrane, sembrino pensare il contrario.

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