Anna Frank, ok. Ma la memoria della Shoah va difesa fuori dagli stadi

Anna Frank, ok. Ma la memoria della Shoah va difesa fuori dagli stadi

foto LaPresse

Al direttore - La verità diceva Anna Frank è tanto più difficile da sentire quanto più a lungo la si è taciuta. La verità, nel caso del folle gesto dei tifosi laziali, è che ancora oggi in Italia e purtroppo in larga parte del mondo esiste non un pregiudizio ma un odio nei confronti del popolo ebraico. Un odio che si fonda sulla follia di pregiudizi troppe volte tollerati o minimizzati. Non è un gesto di un manipolo di persone facente parte di una tifoseria. E’ qualcosa di più ampio. Sono fortemente convinto che molti tifosi mai avrebbero fatto quel gesto però di quel gesto hanno riso, lo hanno accarezzato, non lo hanno ritenuto poi così grave. In fondo è per loro accomunabile al tifo a cui è permesso lo sberleffo. No. Su queste cose non si scherza. Su una ragazza uccisa per colpa della più grande barbarie dell’umanità non si scherza. Su una ragazza che ha lasciato una testimonianza indimenticabile su quella tragedia non si scherza. Non si può minimizzare. La libertà individuale non può collidere con la verità. Perché il giorno che si tacesse la verità su cosa sia il bene e cosa il male, il male prenderebbe il sopravvento. Perché è più subdolo. E’ più attraente. Ci si può ridere sopra. No. Quei tifosi sono il male. Come il nazismo. Il male assoluto. Sarebbe veramente un atto forte se la prossima partita di campionato tutti scendessero in campo come ha chiesto Matteo Renzi con la stella di David. In questo caso non sarebbe una scelta di parte ma una semplice scelta di civiltà. E su questo non si può tacere.

Marco Carrai

 

Indignarsi per la banalizzazione della Shoah nei campi da calcio è giusto e necessario ma non è sufficiente per proteggere le nostre democrazie da un altro virus speculare che si sta diffondendo nelle nostre civiltà: il pregiudizio contro Israele. Una volta riletto con attenzione il Diario di Anna Frank, e rivissuto l’orrore della Shoah del passato, sarebbe importante smetterla di chiudere gli occhi di fronte alle Shoah culturali di oggi. E sarebbe bello vedere tutti coloro che oggi si sono magnificamente alzati in piedi per dire no agli insulti alla memoria alzarsi in piedi per dire no agli insulti alla memoria anche quando la minaccia contro gli ebrei arriva da un luogo lontano dalla curva di uno stadio.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    21 Novembre 2017 - 21:09

    Gli ebrei il martirio sanno cosa sia, lo conoscono da millenni e sempre lo hanno sconfitto. La liquidazione finale fu inenarrabile, inconcepibile fino al non vero per quanto fu tremenda. Ma ridere degli ebrei non va al punto perché la cancellazione di un popolo va oltre, va al modo con cui quel massacro fu concepito. Ridurre vigliaccamente il fatto ai soli ebrei non si è capita la portata dell’evento, non si è capito che volere la scomparsa di un popolo è una cosa che riguarda tutti i popoli con diritto di esistere e riprodursi. Non quello ebreo e basta. Il nazismo se mai avesse vinto non si sarebbe fermato ai soli ebrei ma ache ai polacchi, gli zingari, in parte i russi e altre minoranze già schedate. La banalità di esecuzione di quel genocidio, dai carnefici al silenzio assenzo del popolo germanico, ci dice che potrebbe ripetersi ovunque e gli effetti, visti gli arsenali militari, non sarebbero nefasti ma da fine del mondo. E adesso che ridano ma anche studino e, perché no, pensino.

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  • adebenedetti

    25 Ottobre 2017 - 16:04

    Questa e` una delle non molte volte che condivido un suo scritto Direttore Cerasa.

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