Come prepararsi ad affrontare le catastrofi naturali (che non esistono)

Tra emergenza meteo e principio di precauzione

Come prepararsi ad affrontare le catastrofi naturali (che non esistono)

L'uragano Ophelia avanza, venti forti in Cornovaglia (foto LaPresse)

Immaginiamoci una popolazione più matura, che ha accettato il fatto che il tempo sta cambiando (tra l’altro la discussione giusta non sarebbe se “il tempo sta cambiando” ma se “il tempo sta cambiando per precise responsabilità dell’operare umano, quindi cambiando i nostri comportamenti è possibile ritornare indietro” o se “il tempo sta cambiando per naturale evoluzione della terra quindi ognuno può fare quel che gli pare perché la cosa va da sé”; ma lasciamo perdere la discussione). Dunque, il tempo sta cambiando e bisogna fare qualcosa, bisogna essere più attenti. Come dicevano Voltaire, Rousseu e Kant, le catastrofi naturali non esistono: un terremoto non è una tragedia in sé, per esempio se ti stai baciando con la tua fidanzata in mezzo a un prato, senza oggetti alti a meno di cento metri da te, può essere addirittura un divertimento. E quindi che cosa farei io se fossi sindaco della mia città?

 

Per esempio, chiamiamola ipotesi “Miami”: mi telefona la protezione civile e mi dice: “guarda che potrebbe piovere molto forte, sta attento”, io diramo immediatamente un ordinanza in cui ordino a chi ne ha la possibilità di andarsene da Modena per tre giorni. I modenesi, da sempre popolo disciplinato, fanno armi e bagagli e si spostano chi verso il mare, chi verso i monti, chi verso i famosi parenti di Milano. La città si svuota. Piove, ma non è una tragedia, una pioggia fastidiosa ma intermedia. Dopo tre giorni tutti tornano a casa un po’ scoglionati, ma fiduciosi che l’ordinanza era stata fatta in buona fede, per il bene di tutti. Passano venti giorni, mi ritelefona la protezione civile, nuova ordinanza diramata, popolo disciplinato che se ne va, di nuovo pioggia insistente, ma niente di che. Popolo più scoglionato ancora che dice “ma che cazzo pensa questo qua”. Passano altri venti giorni, e tutto si ripete nuovamente. Popolo ancor più scoglionato e che perde il suo senso di disciplina. Ecco che si genera il famoso effetto “al lupo, al lupo”. Infatti passano altri venti giorni, nuovo “allarme arancione”, diramo la stessa ordinanza, tutti mi mandano affanculo e restano in città, cadono in tre ore 2.135 millimetri d’acqua per metro quadrato (non capisco perché diano le informazioni in millimetri che è molto più complicato farsene un’idea, e in centimetri si ragiona meglio) cioè due metri d’acqua, e si verifica la tragedia. Ecco come funzionerebbe l’ipotesi “Miami” in Italia.

 

Ma deve per forza andare così? Non credo, tutto mi sembra molto più semplice, basta un po’ di volontà. Basterebbe costruire un immenso pianale in acciaio dello spessore x (per esempio 4 metri), dell’ampiezza di circa 8 chilometri quadrati, venti metri sotto la città per non rovinare lo strato romano e quello medioevale, che, grazie a delle immense pompe oliodinamiche che muovono dei cilindri elevatori, possano sollevare l’intera città per un massimo di una ventina di metri, e che siano governati da un sistema rilevatore di pioggia caduta, in modo che la città, se in un’ora vengono giù dodici millimetri di pioggia, si sollevi di dodici millimetri; e se ne vengono giù 1.237 millimetri, si sollevi di 1.237 millimetri. Una volta passata l’emergenza la città tornerà al suo livello originario. Questa messa in sicurezza antialluvionale ovviamente, oltre a salvare vite umane, creerebbe anche molto lavoro in tutti i centri urbani giacenti in pianura e permetterebbe di non dover andare attorno a tutti i corsi d’acqua tombati e alle costruzioni negli alvei dei fiumi eccetera. Mi si dirà: “Ma se mentre la città è stata sopraelevata arriva un terremoto, il pianale d’acciaio come si comporta? Non sarà in realtà un moltiplicatore d’onda?”. Io vorrei sottolineare il fatto che è difficilissimo che mentre è in atto una bomba d’acqua si verifichi anche un sisma, ma non ho al momento statistiche sottomano per rispondere in modo certo, è però evidente che si può studiare un pianale sollevatore urbano ammortizzato che a questo punto, anzi, attutirebbe la potenza delle scosse. Quindi quello che ci vuole adesso è un po’ di energia ideativa e progettuale e meno pigrizia, basta rimboccarsi le mani. La natura in sé non è cattiva. E poi un po’ di investimenti oculati per mettere in sicurezza il paese, sicuramente possono moltiplicare ulteriormente la crescita già in atto in questi giorni.

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