Case gratis, detassazioni e marketing basteranno a ripopolare i borghi italiani?

E' operativo il fondo da 100 milioni da destinare ai Comuni con meno di 5 mila abitanti. Ecco cosa prevede

Case gratis, detassazioni e marketing basteranno a ripopolare i borghi italiani?

Foto di Enrico Pighetti via Flickr

Dopo un anno dall’ok del Governo, è finalmente operativo a partire da oggi il fondo da 100 milioni da destinare ai Comuni con meno di 5 mila abitanti. Servirà, sostanzialmente, a finanziare progetti di innovazione per “svegliare” la vita sonnolenta e spesso semi deserta dei borghi italiani. Vi potranno accedere circa 5.600 Comuni (la metà del territorio italiano) che rappresentano quasi il 70 per cento dei municipi: siamo lontani dall’intervento risolutore per il fenomeno dello spopolamento dei paesini, sarà piuttosto una pioggerella ristoratrice, con 10 milioni per il 2017 e 15 all’anno dal 2018 al 2023.

 

La legge, approvata in Senato dopo un iter di quattro anni dalla presentazione, prevede che i fondi possano essere stanziati per la messa in sicurezza delle strade, la diffusione della banda larga, la tutela dell’ambiente, la sistemazione delle scuole, la promozione dei prodotti tipici o la creazione di strutture turistiche (come gli alberghi diffusi), itinerari e piste ciclabili.

 

Servirà almeno a rilanciare il fondamentale ruolo di memoria storica dei piccoli comuni, che hanno perso il 20 per cento degli abitanti negli ultimi quarant’anni?

 

L'antica bellezza dei piccoli paesi, lasciata spesso intatta dal loro progressivo svuotamento, sta diventando un piccolo fenomeno italiano. E il Ministero dei Beni Culturali ha già deciso di celebrarla ribattezzando il 2017 come l’anno dei borghi. Festival che rivoluzionano la vita dei micropaesi del sud, proposte di de-localizzare università e centri di ricerca, interi borghi trasformati in luoghi di ricettività diffusa, terreno per sperimentare soluzioni sostenibili, boom di presenze in estate (+12 per cento)… qualcuno potrebbe pensare a un progressivo ritorno al “borgo natio”. Peccato che in passato ben poche siano state le iniziative istituzionali in materia.

  

Intanto, ha ripreso vigore l’iniziativa “case a un euro” nata nel 2008 su idea di Vittorio Sgarbi per finanziare con piccoli capitali case storiche in malora. Tra i primi comuni a ricorrervi, Salemi (Trapani), Gangi (Palermo) e Carrega Ligure (Alessandria). Chi ne fa richiesta al comune, si impegna a sostenere le spese notarili per la registrazione dell’atto, le volture e l’accatastamento del rudere e appena ottenute le autorizzazioni, dovrà far partire i lavori di ristrutturazione entro due mesi. Una soluzione adottata in varie parti d’Italia e, nelle ultime settimane, lanciata per la prima volta anche in un comune del Lazio, Patrica.

 

A Salemi, regalare case diroccate era anche un modo per rimediare ai danni di un vecchio sisma, intento reso oggi molto più allettante dal sisma bonus 2017. La detrazione fiscale Irpef per i lavori edilizi antisismici, introdotta a partire dal primo gennaio di quest'anno, sarà in vigore fino a dicembre 2021 e comprende case nelle zone 1 e 2 ad alto rischio, ma anche quelli della zona 3, a medio rischio. Le associazioni per la casa pensano già ad estenderlo ulteriormente. Chissà che davvero paesini martoriati come i borghi abruzzesi e dell’alto Lazio non possano riparare del tutto le proprie ferite.

 

Di necessario contorno, poi, le azioni di marketing puro. Diverse associazioni propongono ai comuni percorsi a tema e rinnovo di immagine, infine sono sempre più amati i “Cammini”, rotte storiche e spirituali come la Via Francigena e gli Itinerari francescani. Centinaia i progetti contro la destagionalizzazione come quello della regione del Lazio, “Eco Borghi”, per riscoprire parchi, castelli, monumenti, tradizioni culinarie. Dove non arriva il contributo pubblico, poi, può la rete: dal 2005 Wikimedia Commons, il grande database multimediale di Wikipedia, pubblica le foto di mezza Italia (e da quest’anno Trevi in Umbria) grazie al concorso “Wiki loves Monuments”.

 

Sempre che l’unica chance per i piccoli comuni non sia “svendersi” al miglior offerente, magari venuto dall’Est. Sui motori di ricerca delle case in vendita, per poche centinaia di migliaia di euro, già oggi si possono comprare intere porzioni di paesi (230 mila euro per alcuni palazzi e terreni in provincia di Caserta, 500 mila per un borgo in provincia di Terni, compreso di grotta, chiesa e case settecentesche).

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Commenti all'articolo

  • direzione

    29 Settembre 2017 - 18:06

    Quello che manca e che si sarebbe dovuto fare è una legge che porti alla Unione dei Comuni. E finchè non ci sarà a nulla valgono le leggi regionali che le promuovono. Ma il problema è che il numero dei Sindaci diminuirebbe e sarebbe inferiore per tutti i partiti. Quindi le Unioni e la dispersione delle risorse non si farà mai. Alla barba di qualificare e potenziare i servizi per i cittadini

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