Xylella, l'odio complottista si scaglia contro i campi sperimentali degli ulivi

In Salento dei vandali hanno strappato gli innesti di un progetto di ricerca per trovare cultivar resistenti al batterio-killer. E' un atto figlio di comunità alla deriva, in cui andare contro la scienza è diventato lo sport più praticato

Xylella, l'odio complottista si scaglia contro i campi sperimentali degli ulivi

In Salento milioni di ulivi sono a rischio di scomparsa a causa del batterio Xylella fastidiosa, un nuovo invasore che sta seminando una scia di distruzione finora inarrestabile. E' per questo che proprio in Salento, nel gennaio 2016 nasce il progetto sperimentale “Xylella Quick Test Tolerance”: dodici ettari di piante di ulivo secolari innestate con 270 cultivar provenienti da tutto il mondo per salvare gli alberi monumentali.

 

L’idea di utilizzare mille piante secolari di ulivo infette da Xylella fastidiosa, per valutare dal punto di vista scientifico la possibilità di salvare i monumentali con innesti di cultivar resistenti, nasce dai ricercatori dell'IPSP-CNR-Bari, dell’Università di Bari e da alcuni tecnici. Nello specifico, il progetto, totalmente finanziato dal sottoscritto, ha previsto, su ogni pianta di ulivo infetta, l'innesto di 5 cultivar diverse. Tre di queste rappresentano varietà di cui si conosce già la suscettibilità a Xylella (Ogliarola Salentina, Frantoio e Leccino). Sono il “termometro” che permette di misurare il grado di infezione di ciascun albero. Su ogni albero sono poi state innestate altre due varietà fra le 270 in esame, che vengono paragonate alle prime tre per studiarne la resistenza.

 

La sperimentazione, oltre a cercare altre cultivar resistenti/immuni, mira anche a verificare dal punto di vista scientifico la tecnica di innestare varietà resistenti su piante infette dal batterio al fine di tutelare gli ulivi monumentali, salvandoli dalla morte certa ad opera di Xylella. E' proprio su quest'ultimo aspetto che sono concentrati i maggiori sforzi per non perdere l'identità dell'olivicoltura salentina fatta da milioni di alberi monumentali.

 

Tutto molto semplice, molto chiaro e molto trasparente; ma a qualche sconsiderato non va bene che si tenti di salvare il “mare verde” della Puglia (e forse quello dell’intera Italia). Pochi giorni fa, qualcuno si è introdotto nei campi sperimentali e ha pensato bene di strappare alcuni degli innesti più promettenti. Innesti assicurati con tutori inchiodati sono stati divelti e lasciati ben visibili, come fanno i vandali quando lanciano il loro stupido messaggio. Così lo scempio, ad opera di qualche imbecille, ha colpito al cuore non solo gli alberi ma anche l'unica possibilità sinora individuata di far convivere gli ulivi secolari con il batterio.

 

Non vi è dubbio che questo spregevole atto sia figlio di una comunità alla deriva, una comunità in cui si immaginano complotti ogni giorno e andare contro la scienza è diventato lo sport più praticato. Con il buon officio della politica più in voga, che tra ignoranza e voglia di sempre più facili consensi, sta distruggendo tutto ciò che c'è ancora di buono in questo paese. Creare consenso nella protesta, non importa contro chi o contro cosa, per guadagnare visibilità e ruoli di coordinamento, ponendosi pure come alfieri della democrazia e del dissenso civico: questo è il mestiere di chi, dimenticata la Xylella, passerà senza dubbio a cavalcare il prossimo tema di scontro – magari l’opposizione ai vaccini.

 

L'amarezza è ancora più forte quando c'è l'evidenza che i comportamenti complottistici e anti scienza della politica sono trasversali. Fermo restando che ci sono alcune forze politiche riconoscibili per la loro dedizione ad ogni teoria, purché sia utile a coagulare la protesta, dalle scie chimiche al negazionismo su Xylella. Da queste forze, che si candidano alla guida del paese, così come successo per altre forze politiche, ci piacerebbe oggi ascoltare parole di condanna nei confronti di chi attacca già gravemente gli ulivi malati, cercando di impedire un progresso, anche piccolo, nella conoscenza utile a risolvere la moria del Salento. E vorremmo pure che gli alfieri di quell’ambientalismo, che tanto hanno gridato per denunciare una presunta mancanza di ricerca dei rimedi per fermare il disseccamento, si unissero nella condanna dei vandali; invece è certo che nuovi complotti saranno inventati, per accusare, diffamare, dimostrare l’indimostrabile.

 

*presidente del Consorzio Olio Dop Terra D'Otranto

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