Io ho paura di non aver paura

Io ho paura di non aver paura

LaPresse/Matteo Corner

Il terrore delle buone notizie e il senso di disperazione che ci unisce

Gli omicidi in Italia diminuiscono ininterrottamente dal 1992, quando ci fu un picco di quasi tremila e cinquecento morti ammazzati. Nel 2016 hanno superato i quattrocento. Siamo più vivi, ma ci sentiamo molto di più in pericolo di morte. In Europa l’Italia era al trentesimo posto per numero di omicidi già nel 2013, e quel numero ha continuato a decrescere: significa che siamo un paese piuttosto sicuro, ma siamo ad esempio convinti che in Svezia si viva meglio, più pacifici, più onesti e più felici, a parte il freddo e il buio: la Svezia si colloca al secondo posto tra i paesi con il maggior numero di violenze sessuali al mondo con 53,2 stupri ogni centomila abitanti, superata solo dal piccolo stato del Lesotho, nell’Africa del sud, e ha anche il record in Europa in quanto a cittadini che diventano volontari dell’Isis (non è un dato rassicurante). Ci sentiamo disperati, poveri e senza lavoro, eppure l’Eurostat ha appena riferito che il numero degli occupati sia nell’Eurozona sia nei paesi dell’Unione ha raggiunto i livelli più alti mai registrati in valori assoluti. Abbiamo molta paura delle malattie e dei contagi, però non vogliamo vaccinare i nostri figli perché abbiamo anche molta paura delle vaccinazioni, ma poi comincia la scuola e sono pochissimi i casi di bambini non vaccinati.

  

C’è qualcosa di irrazionale, uno scontento e un’angoscia raccontate che un poco contrastano con la realtà della vita quotidiana e dello sviluppo. L’indagine dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza, curato da Demos e pubblicata ieri da Repubblica, racconta che non abbiamo mai avuto tanta paura: la percezione di insicurezza, suscitata dagli immigrati nelle ultime settimane, ha raggiunto il massimo degli ultimi dieci anni: il quarantasei per cento di noi sente di trovarsi dentro un’emergenza. Le malattie, la violenza, la povertà, la rabbia, ma questo sentimento collettivo è più coerente con una specie di piacere della disperazione e dell’arrabbiatura che con le reali condizioni del nostro paese. Anche il nubifragio che allaga la metropolitana di Roma, così come accade a Londra, a Berlino, a Madrid, a Parigi, a Bruxelles, perché l’acqua di solito va verso il basso e le metropolitane stanno sotto terra, diventa la prova che siamo un paese del terzo mondo, il più disgraziato di tutti. Non succede soltanto a noi, va detto: in Germania, dove sono sempre più ricchi, sentono che si stanno impoverendo, sono preoccupati per la diseguaglianza economica (che non fa che diminuire), ha rilevato l’Istituto di Colonia per la Ricerca economica. In Germania, dicono, questo aumento di ansia e malcontento è dovuto anche alle storie dei mezzi di informazione, che puntano molto sullo spavento per movimentarsi un po’ la vita. Qualcosa di cui sparlare vale sempre, in tutte le categorie dell’esistenza, e offre perfino la possibilità di un’unità nazionale, molto più difficile da trovare nella costruzione di qualcosa di buono.