Così Raggi volta le spalle alla comunità ebraica

Il Festival di cultura ebraica che si tiene da dieci anni a Roma non ha più lo sponsor del Comune. “Troppe le iniziative nel primo municipio”

Così Raggi volta le spalle alla comunità ebraica

La Sinagoga di Roma. LaPresse/Fabio Cimaglia

Sono circa 2200 anni che gli ebrei vivono a Roma: la più antica comunità della Diaspora, e l’unico posto al di fuori della Palestina dove siano rimasti tanto a lungo ininterrottamente. Il 20 settembre sono giusto 147 anni da quando un ufficiale ebreo sparando il primo colpo di cannone a Porta Pia spianò la strada perché Roma divenisse capitale d’Italia. Sono dieci anni che per celebrare questa antica relazione, ogni settembre, la comunità ebraica di Roma promuove e organizza un Festival internazionale di letteratura e cultura ebraica che riscuote ogni volta un grande successo di pubblico. Ma sono due anni che il Comune di Roma non sponsorizza più questo Festival. Esattamente da quando Virginia Raggi è diventata sindaco.

   

La comunità ebraica di Roma non sta montando una polemica su questa situazione. Il divorzio è però evidente. Primo, perché nelle locandine della manifestazione, in agenda al quartiere ebraico dal 9 al 13 settembre, sono evidentissimi i loghi della Regione Lazio, della Camera di commercio di Roma, dell’ambasciata israeliana e della comunità ebraica di Roma: lo scudo rosso con l’Spqr del Comune è drammaticamente assente. Secondo, perché se si cerca su Internet, le tracce dell’impegno delle precedenti amministrazione a favore del Festival fino al 2015 sono evidentissime. Il 3 settembre di quell’anno alla conferenza stampa di presentazione era ad esempio intervenuta lo stesso assessore alla Cultura Govanna Marinelli, che aveva sottolineato l’importanza di esser giunti all’ottava edizione del Festival e di come “questa continuità si inserisca in maniera uniforme al contesto culturale romano”. Proprio per questa evidente latitanza alla conferenza stampa di presentazione di questa edizione, dopo che erano stati ringraziati per il patrocinio Regione Lazio e Camera di Commercio, è stata fatta una inevitabile domanda: “E il Comune?”. “Non pervenuto”, è stata la risposta – a nome dell’organizzazione – di Raffaella Spizzichino. “Negli ultimi due anni del bando non ci hanno finanziato perché dicono che le iniziative nel primo Municipio sono troppe. Per il 2018 forse proporremo di spostare la Sinagoga in periferia”.

  

Il giorno dopo il Foglio ha contattato Raffaella Spizzichino, per chiedere ulteriori delucidazioni. Spizzichino sottolinea che né lei né la comunità vogliono alimentare polemiche giornalistiche, che finirebbero per fuorviare inutilmente rispetto alla presentazione della ricca offerta di questo appuntamento. “Il tema conduttore è la Terra in tutte le sue accezioni: il confine, l’identità, la memoria. Ci sono una quarantina di foto legate al ritorno in Palestina alla vigilia della nascita dello Stato di Israele. C’è l’incontro tra la regista Cristina Comencini e l’autrice Déborah Lévy-Bertherat. Si parlerà in un altro momento ancora delle tradizioni di quell’ebraismo del sud Italia che per anni è stato dimenticato. C’è l’altro incontro sulla storia di Gerda Pohorylle, la fotografa che fu il grande amore del grande fotografo di guerra Robert Capa. C’è il dibattito sulla geopolitica virtuale, il modo in cui i social media stanno influenzando gli stati: con Franco Frattini, Luca Lanzalone di Acea, Giampiero Massolo, Mario Sechi, Marco Panella. E terrei molto a segnalare quell’incontro di chiusura che è un omaggio a un grande musicista innovatore come Herbert Pagani, che abbiamo voluto far riscoprire nei cinquant’anni dall’arrivo degli ebrei libici in Italia, e che fu un antesignano dell’ecologismo”.

  

Però, sul Comune di Roma, conferma. “Sono tra gli organizzatori ma non sono portavoce, e la Comunità sul punto trova più costruttivo evitare polemiche”, sottolinea. “A domanda, non posso che rispondere con la verità. Abbiamo fatto come sempre il bando, ma ci hanno detto che non avevamo raggiunto un punteggio adeguato. C’erano altre iniziative più meritevoli della nostra”. Più meritevoli dell’unico festival di cultura ebraica che si fa in Italia, a cura della comunità che è la più antica abitatrice ininterrotta del territorio del primo Municipio?

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  • lucafum

    14 Settembre 2017 - 21:09

    "Scie chimiche" vs. "Zohar" 6-0

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  • luigi.desa

    14 Settembre 2017 - 15:03

    I principi e il comportamento dei boss dei I grillini hanno manifestamente una connotazione autoritaria ,che sbrigativamente ( se sgarri paghi 150mila euri : meglio dell'olio di ricino o il manganello) si può definire meta o para fascista nazista stalinista jhadista ed inevitabile che con sè trascini un inconscio anti semitismo. Nella loro furia savonaroliana manifestano una pronunciata forma di razzismo ,come tutti gli iper moralisti .

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    • iksamagreb@gmail.com

      iksamagreb

      14 Settembre 2017 - 22:10

      Concordo. Ma più che "inconscio antisemitismo" mi sembra un consapevolissimo e isterico anti-tutto, un nichilismo psicopatologico. E quando la loro ipomentalità si applica alla pratica, la prova ne viene dai risultati: uno vale zero.

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