Cronaca nera, se non c’è di meglio

Raccontare un paese peggiore di quello che è, in assenza di idee

Annalena Benini

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Cronaca nera, se non c’è di meglio

Il video del richiedente asilo picchiato a Acqui Terme

Niente di meglio della cronaca nera, sui giornali d’estate. Ma anche d’inverno, arriva come un’onda, riempie le pagine e apre i siti dei quotidiani. Omicidi, stupri, assalti, incidenti d’auto. I giornali erano nati per raccontare le idee e per dare battaglia politica e culturale, e la cronaca aveva un piccolo spazio. I fatti non raccontano il mondo se non c’è un’interpretazione, il dibattito ha molto bisogno di idee, ma gli esseri umani vogliono anche la catarsi, l’indignazione e il sollievo, vogliono sapere che in provincia di Vicenza c’è stata una rapina, e abbiamo bisogno anche del grande delitto efferato, del giallo, della tragedia e dell’ergastolo. Di stare in pena per la bambina scomparsa e scoprire se c’è un testimone.

 

C’è stato un tempo in cui Benito Mussolini, che controllava i giornali convinto che avessero una fortissima influenza sui cittadini, odiava e vietava la cronaca nera. Diceva che i delitti infondono insicurezza, ansia, paura, e a lui interessava mostrare un’immagine edulcorata della società che stava costruendo: cercava di imporre la visione del mondo che credeva di creare. Per fortuna non ci è riuscito e in piena libertà un sacco di gente sceglie di leggere tutte le storie di pitbull esistenti, vuole conoscere la vita di tutte le sorelle fatte a pezzi e gettate nel cassonetto da fratelli umiliati, e sono stati fondati giornali appositi, pieni di storie e di fotografie e di retroscena con interviste ai vicini di casa e ai lontani parenti arcigni. Giornali semiscomparsi perché travolti dalla cronaca su internet, su carta e in prima serata. Ognuno sceglie che cosa leggere e guardare, ma ci sono anche gli eccessi, e l’eccesso di cronaca nera arriva quasi sempre dal vuoto delle idee, non solo d’estate. E’ un’altra specie di assolutismo, il più delle volte inconsapevole, a cui si lega il gusto di raccontare un paese più brutto di quello che è, il piacere del brivido e di far diventare ordinario un fatto eccezionale, di offrire una storia del mondo particolarmente caotica e catastrofica, senza necessità di pensiero critico, con un dibattito che non può andare oltre il momento del cappuccino al bar. Ci si indigna, ci si accende, si leggono i giornali come si leggerebbe un mattinale dei carabinieri.

 

Ieri pomeriggio, sul tardi, tanto per fare un esempio qualunque, aprire l’home page di Repubblica significava leggere notizie sui due filoni principali di cronaca degli ultimi giorni: razzismo e stupro. Razzismo: richiedente asilo picchiato e ripreso con il telefonino. Fermati due adolescenti di Acqui Terme. Era la prima notizia, dunque la più importante, la più significativa. E poi: Stupro. Salento: una turista di ventinove anni stuprata nel villaggio vacanze. Fermato un ventisettenne. E poi ancora stupro: Turista chiama il 112: “Stanno violentando la mia compagna” (Rimini). Ancora: “Tenta di abusare di una donna in strada: fermato senzatetto” (Bologna). “Ottantenne violentata in pieno giorno” (Milano). “Violenze a diciassettenne: un arrestato e tre denunciati” (Desio). Tutta la home page era occupata dallo stupro o dal tentato stupro nelle sue sfaccettature. Spesso le notizie reggono il confronto con la realtà per poche ore, e le versioni vengono capovolte, oppure semplicemente sbiadiscono. Ma intanto si è riempito lo spazio, si è offerto un argomento sotto l’ombrellone o al ritorno in ufficio, e sempre c’è una cronaca da citare e da aggiornare, da sventolare per fare le raccomandazioni ai figli o per lamentarsi di questo brutto paese in cui tutto va malissimo e non si può camminare per strada. Cronaca nera, niente di meglio, soprattutto perché non si è pensato di meglio.

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Commenti all'articolo

  • perturbabile

    01 Settembre 2017 - 18:06

    Ma c'è anche il fatto che d'estate si vuole un po' di distensione, un pò di roba spicciola, APOLITICA: macchè Minniti, macchè scambio Renzi-Gentiloni, macchè talk-show (v. articolo Ferrara)...Soprattutto meno stragi! È così ci si rifugia , sotto la brezza, nei delitti squisitamente privati, quelli in famiglia, per strada, al bar. Qualche scazzottata, qualche stupro da parte di astinenti oltre ogni limite, che d'estate almeno non esitano in sgozzamento. Fughe, rincorse, linciaggi, ricerche, interrogatori: possono diventare storie a puntate. Così, terra-terra, anzi sabbia-sabbia, magari canticchiando 'Galeotto fu il canotto' di Renato Zero (sentitela!). Poi, verrà l'autunno. PS: io sto ovviamente dalla parte delle stuprate.

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  • Caterina

    Caterina

    01 Settembre 2017 - 17:05

    Insisto, al di là dei giornali, TV e social, se mi guardo intorno non vedo bellezza. Anche quella antica è ben nascosta.

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    01 Settembre 2017 - 14:02

    Mrs, la fregatura è duplice: a)la cronaca nera c'è sia d'estate che d'inverno; b)l'altra fregatura è che mancano nuove idee: nella politica l'unico a posare una"fiaccola sopra il moggio"è Minniti e abbiamo dovuto aspettare lo scambio Renzi-Gentiloni,nell'industria qualche barlume e vedremo come va a finire, la letteratura mazza(te)ntini e "abitanti di Verona", dirigenti P.A. siamo a livello sud dell'Africa ("boeri"). I preti, ormai, sono quelli "da strada" a fare "notizia"e pertanto si candidano alle elezioni anzichè al Paradiso. Per fortuna, come ci fa sapere l'ISTAT siamo in 23000000 a lavorare, "Come eravamo" nel 2007, cavolo siamo tornati indietro di 10 anni. C'e' Renzi che twitta sciocchezze e Il Foglio che ritwitta le stesse:convinti che la situazione(distribuzione delle persone per età sia la medesima di10anni or sono infatti aumentano quelli da50 in sù,oggi).Lo sa che le dico? Leggo su Le Monde che (Macron) vuole emulare Renzi nel job act: sono happy,non saremo più terz'ultimi

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    01 Settembre 2017 - 13:01

    Al direttore – Se lo lasci dire da chi in quel mondo ha operato, fino ad alti livelli: è il trionfo delle leggi del marketing. In fondo semplici e adattabili. S’individuano i target dell’opinione pubblica e si somministra l’informazione che risulta la più attesa. Quella che nel complesso “vende di più”. Ovvio valga anche per “vendere” indirizzi politici. E’ una, andando sul sofisticato, degli aspetti della “libertà”. Ignorando volutamente che seguire gli istinti, le brame, le bulimie, dell’opinione pubblica non è sinonimo di libertà. Il riferimento a Benito Mussolini, che c’entra col cavolo a merenda, dà il segno dello spessore culturale e della capacità critica di elaborare le idee, della platea dei destinatari. Basta aver presente che i lettori del Foglio non fanno parte della platea di Repubblica.

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