Giu' sulla costa, lungo la mitica strada 1

Quanto piace a noi italiani Santa Barbara (e che delusione San Diego)

Tornando giù sulla costa, lungo la mitica strada “1”, tutta interrotta però dalle frane che causa allagamenti hanno devastato la costa. Per andare al Big Sur bisogna entrare e riuscire, alla fine ci si stufa e non lo si vede (è anche pieno di italiani, ormai). Si scende comunque sotto gli scrosci di pioggia, con scogliere e spiagge con molti fili dei telegrafi e della elettricità, con corvi che si posano inquietanti al posto dei gabbiani. Ci si ferma al “Pigeons Lightouse”, una gita al faro in questo posto uscito direttamente da Hitchcock (che infatti in zona girava tutti i suoi film). Poi si arriva a Santa Barbara, cittadina famosa per essere “The american riviera” cioè dove si va a svernare, ed è una specie di Porto Rotondo messicana, con le aiuole e siepi più fiorite che si siano mai viste. Stuoli di lavoratori tosano, puliscono, aspirano. Al supermercato Whole Foods signori sessantenni in canotta saltano giù da Rolls Royce d’epoca bicolori. Una montagna con tutte le scuole per i ricchi e le ville. Il ranch di Ronald Reagan. Un tribunale centrale che è anche museo, con alti banani e palme nel giardino, e dentro l’usciere che dà informazioni, e delle latinas che aspettano un processo. Di fronte la libreria, enorme, drammatica.

Un corso principale tirato a lucido, con tanti teatri di cinema, una boulangerie francese gluten free, e l’unico Apple Store spagnolesco con soffitti a cassettone e mela di ferro battuto. Molti turisti, molti cartelli vendesi e affittasi (la crisi non se n’è ancora andata), tanti italiani molto entusiasti e tutti invece delusissimi da San Diego (“solo militari!”). Poi l’università, UCSB, sede dove in tanti si va a studiare da San Francisco e Los Angeles (nei libri di Bret Easton Ellis gli studentini strafatti vanno a fare dei piccoli rehab a Santa Barbara). Pare Corea del Nord; una cittadella universitaria tutta in calcestruzzo con palazzi e grattacieli anni Settanta di alluminio anodizzato, con un’entrata enorme ad arco, l’erba secca, pochi studenti fanno corsi estivi, qualche vecchio professore scende giù con le sue borse. Però la navicella è affacciata su un mare meraviglioso, una baia romantica e dall’altro lato anche una laguna che sembra un fondale d’opera, misteriosa (ci saranno i coccodrilli?). E a cento metri l’aeroportino di Santa Barbara con tanti jet soprattutto privati pronti a prendere il volo.

Michele Masneri

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