Idee (credibili) per non sprecare davvero l’acqua

Acqua salva. Movimenti no-dissalatori permettendo

Idee (credibili) per non sprecare davvero l’acqua

Turisti alla fontana della Barcaccia a piazza di Spagna (foto LaPresse)

Ci sarebbe un modo molto semplice per non sprecare l’acqua: farla pagare un po’ più cara. Invece la maggior parte degli italiani manco sa quanto spende per essa. Spesa comunque assai modesta che viene solitamente assorbita nelle spese condominiali. Ma ovviamente i fautori dell’acqua pubblica riescono a sostenere contemporaneamente le due cose: che l’acqua debba essere gratis e che però non vada sprecata, incuranti di ogni più elementare logica economica. Ammesso poi che farsi la doccia anziché il bagno (ma chi si fa il bagno tutti i giorni?) o chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti, scelte esistenziali a cui tutti i quotidiani hanno dedicato in questi giorni pagine su pagine, serva a qualcosa. I consumi domestici infatti sono solo una parte minoritaria del consumo totale di acqua, che per la maggior parte se ne va per l’agricoltura e per l’industria.

  

Ma immaginiamo che nel prossimo futuro a causa di un aumento delle temperature e di fenomeni climatici estremi, qualsiasi ne sia la causa, periodi di siccità prolungata si ripetano. E che quindi in qualche modo si debba trovare una soluzione, adattandosi ai tempi. La teoria dei piccoli gesti quotidiani che, riducendo i consumi individuali, risolverebbero il problema appartiene alla cura dei sensi di colpa del moderno uomo metropolitano. Un placebo che può darsi ci faccia sentire tutti più buoni, ma risolve ben poco. Soprattutto se nel frattempo va in rovina l’agricoltura italiana nelle sue coltivazioni più importanti, tutte bisognose di dosi massicce di irrigazione. Sempre della filosofia del consumare meno per consumare tutti fa parte l’altro luogo comune del risparmio di acqua: le perdite. Cioè la differenza fra l’acqua prelevata e immessa in rete e quella effettivamente consumata. Certo, conseguenza in molti casi di reti vetuste e mal mantenute. Purché si abbia presente che le perdite lungo una rete idrica lunga migliaia e migliaia di chilometri sono in buona parte fisiologiche e comunque diffuse in modo quasi capillare lungo le giunture e le connessioni. Il che significa intervenire su migliaia di punti di piccole perdite oppure sostituire chilometri e chilometri di tubature interrate. Il che richiederebbe per lo meno un’analisi costi-benefici, compreso il tempo necessario, ragionevole. E risorse finanziarie certamente non disponibili se prevale la teoria, sempre dei sostenitori dell’acqua gratis, per cui gli investimenti non dovrebbero essere remunerati.

  

Occorrerebbe invece intervenire sia sul lato della domanda che su quello dell’offerta in modo coordinato.

 

L’esempio di Israele ed Emirati arabi

Per esempio. Definire un prezzo dell’acqua in tutti i settori (civile, agricoltura e industria) che stimoli investimenti di maggiore efficienza nell’utilizzo. Per esempio l’irrigazione goccia a goccia in agricoltura e il riuso nell’industria. Compreso il riutilizzo delle acque reflue.

 

Utilizzare le maggiori risorse per investimenti sia di miglioramento delle reti esistenti sia di aumento dell’offerta.

 

Realizzare bacini di accumulo delle acque piovane da tenere a disposizione nei periodi di secca. Soprattutto nel Mezzogiorno dove sono assai scarsi.

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Realizzare una rete di dissalatori nei punti più critici. Paradossalmente, l’acqua è un elemento abbondantissimo, ma salato in grande parte e quindi inutilizzabile per molte attività. Le evoluzioni tecnologiche realizzate negli scorsi decenni hanno drasticamente ridotto il costo per litro di acqua prodotta. Alcune economie (Israele, Emirati arabi) sono state completamente trasformate grazie a essa e l’accoppiamento con fonti rinnovabili di produzione di energia elettrica, la materia prima più importante e costosa per un dissalatore, consente di considerare l’acqua dolce prodotta quasi come un modo per accumulare l’energia prodotta in eccesso nelle ore di punta.

 

A questo proposito attendiamo fiduciosi la nascita del movimento no-dissalatori, che ha già fatto il suo esordio in quel di Formia. Non facciamoci mancare niente. Soprattutto le chiacchiere inutili come quelle sulla presunta crisi idrica romana, che un effetto lo ha certamente ottenuto. Gettare ulteriore discredito sulla Capitale. Un caso di comunicazione masochista da inserire in tutti i manuali. Per imparare come “non si fa”.

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