La storia di Eli e Marina: l’amore ai tempi del jihad

Lui, aspirante martire, e lei, innamorata, che ne subisce la propaganda per tenerselo stretto

La storia di Eli e Marina: l’amore ai tempi del jihad

L'arresto a Bari di Eli Bombataliev

Niente sesso, solo devozione per il jihad. Lei, la russa Marina Kachmazova, nell’intimità lo chiama persino in italiano “amo’” con cadenza partenopea perché viveva a Napoli da diversi anni, senza un permesso di soggiorno e con un lavoro da cameriera in un ristorante. Lui, Eli Bombataliev, è un ceceno che vuole diventare martire e vuole convincere Marina, la sua seconda moglie, a immolarsi per la guerra santa concedendole nell'intimità solo un “sai che tu sei l’unica per me”. Nell’indagine internazionale Caucaso Connection della direzione distrettuale antimafia di Bari – dopo la segnalazione dei servizi segreti che ha portato al fermo di Eli Bombataliev il 5 luglio scorso, membro di una rete di jihadisti dell'Isis sparsi in Italia e in Europa – non c’è solo la ricostruzione giudiziaria. Per la prima volta gli investigatori dell’antiterrorismo ci permettono di spiare nella quotidianità domestica di una coppia di jihadisti. Arrivato nel 2012, Eli Bombataliev aveva un permesso per motivi umanitari ma faceva la spola fra il Belgio e la Siria e aveva avuto anche un ruolo nell’attentato del 4 dicembre 2014 a Grozny alla Casa della Stampa. Eli torna in Italia nel 2015 per rinnovare il permesso umanitario. Vive fra la moschea di Foggia, dove risiede e ogni tanto fa pure l’imam, e la casa napoletana di Marina, dove passa tre giorni alla settimana. Prima di sposarla e di farla diventare un'aspirante martire, Eli le impone un corso intensivo sull’islam vero, sul vero jihad, sui veri musulmani, mentre lei lo implora di non sparire di nuovo.

 

Un rapporto di coppia dove lui guida le danze, senza smancerie né riti seduttivi, e lei subisce la propaganda per tenerselo stretto. E gli promette amore eterno: “Io voglio stare sempre con te”, giura Marina. Lui però, 38 anni e dieci anni di meno di lei, sembra sordo a ogni richiamo: “Tu lo sai quando mi indicheranno il giorno che devo fare, lo devo fare per forza. Se io ho preso questo cammino lo devo fare, quando mi convocheranno per andare io non starò a pensare tutte queste cose perché il Corano ci impedisce di farci distrarre dai figli dai familiari e dall’umanità”, continua a ripeterle. E lei all’inizio si lamenta: “Non capisco questa cosa: perché dobbiamo stare lontani, non possiamo stare insieme come le persone normali?”, chiede irritata e Eli Bombataliev, che esclama : “No!”, per poi addolcirsi. “Oggi che io ci sto sono con te, se un domani mi devono chiamare per offrire me stesso lo devo fare per forza, dopodiché non ci sarò più, capisci cosa intendo?”. Lei, ancora non del tutto convinta, lo incalza: “Ma dove sta scritto questo nel Corano? All’inizio lei non capisce e glielo dice chiaramente che non ha intenzione di fare la guerra santa. “Ti aspetto qui e ti faccio la pasta ripiena”, gli dice come una moglie accudente e comprensiva, ma poi piano piano cede e accetta di passare le serate con lui a dissertare di islam, di bravi e cattivi musulmani, di come fare la propaganda e così via. Giorno dopo giorno le sue difese s’indeboliscono e una sera Marina, che ormai porta il niqab, ammette : “Sei stato accanto a me in quelle giornate che stavo male. Allora ho capito che stare con te è solo stare nell'islam. Io devo stare nell'islam per stare con te”.

 

I due innamorati conversano sui lati peggiori della propria personalità. Per lei non è ancora lecito uccidere, per lui che ha ricevuto un addestramento militare sì. Lei tenta di resistere, lo ha aspettato per anni e vuole una vita di coppia, ma una sera sfinita, conclude: “Io su questa cosa (la guerra santa) sono debole, dai Alì, dormiamo”, conclude rassegnata. “Amo'” – esclama una sera Marina – “nel Corano c'è anche scritto che deve arrivare il giorno del Califfato?”. E' una cosa seria perché, come emerge dalle indagini, la seduzione diventa un’arma pericolosa per il reclutamento. E quando lui immagina quel giorno, quando verrà chiamato per punire gli infedeli, la Kachmazova, che ha ormai ha perso il senno per lo sposo ceceno, afferma: “Quel giorno tu sarai accanto a me”. E ancora, Marina gli chiede: “Sai come riconoscere quelle persone... uhm... quelli che hanno scelto la strada sbagliata?”. Eli le parla dei 72 gruppi di falsi musulmani che verranno decapitati da un milizia di 12mila musulmani veri. E infine, nonostante le resistenze iniziali, lei gli dice che se nella vita è la seconda moglie, allora “almeno in Paradiso vuole essere la prima”. E a quel punto Eli subito le forza la mano. “Per essere la prima, devi impegnarti molto... non solo a parole ma anche nei fatti... così Allah ti dà la chance...” . “Non c’è più tempo... è il momento del jihad...e per questo dico io combatti per Allah e basta”. Ora lui è in carcere, fermato prima che partisse per il Belgio e lei espulsa in Russia. Senza il suo uomo venerato. Perché così è l’amore ai tempi del jihad.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    14 Luglio 2017 - 17:05

    Ma quale amore e amore. Questa è patologia, è commedia non tragedia, sono casi umani, sono disadattati comuni. È la parte tragica: dover prendere sul serio dei poveri imbecilli, buoni al massimo per fare le comparse nella nuova commedia all'italiana - corano e pasta ripiena, i 12.000 musulmani che decapitano i 72 falsi, amo 'nnamo a fà er jihadde - per compiacere le speranze rivoluzionarie dei terzomondisti al caviale che regalano permessi umanitari a chiunque basta che non sia bianco. Ma nessuno si chiede invece come mai l'islam faccia così presa sui deficienti? Altro che povertà, esclusione e colonialismo.

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