Tutto quello che non va nel progetto dello stadio della Roma approvato da Raggi

"L’intervento della giunta ha trasformato un bel progetto, vantaggioso per la città, in una speculazione edilizia". Parla Fabio Sabatini, professore associato di Politica Economica alla Sapienza

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Foto LaPresse

Se n'è discusso per mesi. In un continuo tira e molla fatto di accelerazioni e improvvise frenate. Dopo il no alle Olimpiadi del 2024, quello dello stadio della Roma era il secondo, grande, banco di prova della giunta Raggi (che la prossima settimana festeggerà il suo primo anno di vita). I grillini hanno stravolto quanto era stato deciso dalla precedente giunta. E ora che il comune ha dato il via libera al nuovo progetto, Raggi esulta: "Hanno vinto i cittadini. Abbiamo rivoluzionato il vecchio progetto dello stadio migliorandolo nell'interesse dei romani". Ma è veramente così? 

Lo abbiamo chiesto a Fabio Sabatini, professore associato di Politica Economica presso il dipartimento di Economia e Diritto della Sapienza di Roma. "No, non è così - dice al Foglio -. L’intervento della giunta ha trasformato un bel progetto, vantaggioso per la città, in una speculazione edilizia vantaggiosa solo per i costruttori".

 

"Il progetto approvato nel 2014 - prosegue - consentiva la redistribuzione di parte rilevante dei profitti dal privato ai cittadini, grazie alle ingenti opere pubbliche “a compensazione” che sarebbero state realizzate a spese dei proponenti. L’intervento della giunta 5 stelle aumenta considerevolmente i profitti del privato e scarica sulla collettività i costi".

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Eppure uno degli obiettivi che la giunta Raggi ha sempre detto di voler raggiungere era proprio quello di combattere la speculazione edilizia ed evitare una "colata di cemento" che nulla aveva a che vedere con lo stadio. "Anche questo non è vero - riprende Sabatini -. La riduzione della cubatura sull’intero intervento è del 40 per cento (a fronte del quale ci sarà una riduzione delle opere pubbliche a compensazione del 60 per cento) ed è dovuta all’eliminazione delle torri di Libeskind. Al loro posto sorgeranno tante palazzine in perfetto stile romano, che sviluppandosi in larghezza anziché in altezza occuperanno molto più suolo. Ma non è questo il punto: è sbagliato definire “colata di cemento” ogni investimento immobiliare privato. Bisogna differenziare tra gli investimenti. Architetture moderne progettate da uno studio di fama internazionale, per costruire le quali il privato offre alla città centinaia di milioni di euro in opere pubbliche “a compensazione”, non sono una colata di cemento: sono un investimento, sia per il privato sia per la città. Una distesa di palazzine che per diventare pienamente funzionali richiedono ingenti infrastrutture a spese del pubblico invece sì, sono una colata di cemento".

Altro grande argomento di discussione sono proprio le opere e le infrastrutture necessarie per raggiungere lo stadio, ma anche per trasformare una zona della Capitale che oggi è abbandonata a se stessa. Col progetto della giunta M5s verranno garantite? "Bisognerà permettere ai tifosi di raggiungere lo stadio. Per questo il progetto originale prevedeva la realizzazione di infrastrutture di trasporto interamente a carico dei proponenti privati, col vantaggio che tali infrastrutture (metropolitana, treni, strade, ponti) sarebbero state usate dai cittadini sette giorni su sette, non solo in corrispondenza delle partite. Una zona abbandonata dalle istituzioni come Tor di Valle aveva la possibilità di rifiorire a spese del settore privato. Nel nuovo progetto il prolungamento della metro B da Magliana a Tor di Valle e la riqualificazione della stazione Magliana sono cancellati. La riqualificazione della stazione di Tor di Valle è dimezzata. Lo svincolo dall’autostrada Roma-Fiumicino, lo svincolo dall’autostrada A91, il ponte carrabile sul Tevere, il viadotto di approccio e il potenziamento della ferrovia Roma-Lido con 15 nuovi treni saranno realizzati comunque, ma a spese del pubblico anziché dei proponenti privati come previsto originariamente".

 

La domanda delle domande resta ovviamente: chi pagherà i costi del nuovo progetto? "Con la delibera sul pubblico interesse approvata nel 2014, i privati si impegnavano a finanziare tutte le opere pubbliche. Ora il costo degli interventi necessari per far funzionare lo stadio (il potenziamento della ferrovia, gli svincoli autostradali, il ponte sul Tevere, il miglioramento della viabilità stradale) saranno finanziati dal settore pubblico, a carico della fiscalità generale. Cioè noi. Considerate le condizioni disastrose delle casse del Comune, che spesso costringono il governo a ripianare il bilancio, il funzionamento del nuovo stadio della Roma graverà sulle spalle di tutti i contribuenti, non solo romani. Anche dei tifosi del Napoli e della Juventus, per intenderci. Sul piano dell’equità è un piccolo disastro".

 

La giunta rivendica con orgoglio anche la decisione di eliminare dal progetto le tre torri di Libeskind. "La giunta era molto preoccupata dalla possibilità che le torri stonassero rispetto allo skyline romano. I grattacieli e l’architettura moderna possono piacere o meno, è questione di cultura e di gusti. Ma sullo skyline, vi invito ad aprire Google Maps e verificare la distanza tra Tor di Valle e il Cupolone. Sono 13 chilometri. Comunque è per non deturpare con le torri l’ipotetico panorama di una zona abbandonata e teatro di discariche abusive, edifici diroccati e prostituzione di strada che Roma ha perso le opere pubbliche a compensazione e che i cittadini dovranno pagare per la realizzazione delle infrastrutture. I contribuenti potranno valutare se sia stato un affare".

 

Insomma l'impressione è che peggio di così non si poteva proprio fare. Uno studio dell'Università La Sapienza sul precedente progetto valutava che l'opera avrebbe prodotto una crescita media annua dell'1,5 per cento del pil provinciale e una diminuzione dello 0,8 per cento della disoccupazione. È impossibile ad ora, valutare se e come il nuovo progetto inciderà su questi numeri. È possibile che la mancata realizzazione dei tre grattacieli produca degli effetti negativi, ma per quantificarli ci sarebbe bisogni di un'analisi più approfondita. E in ogni caso, per dirla con le parole del professore Sabatini, alla fine, al di là di qualsiasi considerazione, saranno i contribuenti a valutare se lo stadio pensato da Raggi sia veramente stato "un affare".

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