Incendio del camper a Roma, due indagati per la morte delle tre sorelle

Si tratta di due uomini di origine rom, proprio come le vittime: l'accusa è di omicidio plurimo. Gli inquirenti seguono la pista della vendetta

Incendio camper a Roma, due indagati per la morte delle tre sorelle

Una veglia di preghiera per le tre sorelle Halilovic (foto LaPresse)

Ci sono due indagati per il rogo del camper del 10 maggio scorso a Roma in cui hanno perso la vita tre sorelle. Si tratta di due uomini, anche loro di origine rom come le vittime Francesca, Angelica ed Elisabeth Halilovic, di 4, 8 e 20 anni: l'accusa è di omicidio plurimo, tentato omicidio e porto di oggetti incendiari. I due sono stati identificati incrociando le testimonianze e le immagini delle telecamere di sicurezza sparse intorno al parcheggio del centro commerciale a Centocelle. In un video è immortalata una persona che lancia una bottiglia incendiaria contro il camper dove dormivano le tre sorelle e il resto della numerosa famiglia sopravvissuta al rogo.


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Gli inquirenti, coordinati dai pm della procura di Roma Pierfilippo Laviani e Antonino di Maio, seguono la pista della vendetta. I due identificati provengono da uno dei campi in cui la famiglia Halilovich ha vissuto negli ultimi anni. Proprio in una lunga faida tra clan, segnata anche da altri agguati e incendi, si iscrive, secondo la ricostruzione dei pm, anche il rogo della notte del 10 maggio. Gli Halilovic, scampati alla tragedia insieme agli altri otto figli, avevano subito minacce in tempi recenti, e per questo non risiedevano più in un campo nomadi ma in un parcheggio dietro al centro commerciale di viale della Primavera. Fin dal primo momento era chiara l'origine dolosa dell'incendio: vicino al camper, di cui è rimasto solo il telaio carbonizzato, erano state rinvenute delle tracce di liquido infiammabile.

  

La procura ora punta ad allargare l'inchiesta agli altri roghi accaduti nelle settimane precedenti e successive a quello di Centocelle: nel fascicolo sono stati acquisiti anche gli atti relativi all'incendio avvenuto tre giorni dopo nel campo della Barbuta (non lontano da Ciampino), dove risiedono alcuni parenti di Romano Halilovic, il padre delle ragazze, e dove aveva vissuto l'intera famiglia, prima di spostarsi in via Salviati e poi fuggire di nuovo. È stato lo stesso Halilovic a spiegare agli inquirenti di aver avuto dei problemi all'interno della comunità e di ritenere che l'incendio della sua roulotte sia legati proprio a quei fatti.

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