Interviste da incubo

Nelle civiltà avanzate quando i fanatici ti piantano un microfono davanti basta dire: “No, grazie”

Interviste da incubo

Frame dell'intervista dei 5 stelle a Mario Orfeo

Tra i sintomi dello stordimento generale e della deriva collettiva verso il sadico, c’è anche questa cosa delle interviste aggressive che talvolta diventano interviste a inseguimento: il giornalista insegue l’intervistato (si stava per scrivere: la vittima) e tenta di abbatterlo a colpi di domande trafelate. Il successo più grande è quando l’intervistato riesce a sottrarsi al microfono con un breve scatto: il che decreta in modo definitivo la sua colpevolezza davanti al pubblico e anche l’eroismo del giornalista – che non è riuscito a portare a casa uno straccio di risposta ma che porta in studio del girato niente male.

 

Ora, è chiaro che c’è un problema numero uno, perché se non ottieni qualche risposta allora non hai fatto un buon lavoro, non dovresti vantartene in tv, il lavoro vero sarebbe l’intervista (che non c’è stata). Il resto sono ritagli che non dovrebbero andare in onda: la corsa sui sampietrini, le domande strozzate dall’affanno, l’intervistato che fissa la luce della telecamera con la stessa espressione di un cervo che sta per essere investito. Da noi invece diventano il piatto forte: guardate, ho quasi intervistato Tizio. Tuttavia, il problema più serio è il numero due: la convinzione che se chiunque ti pianta davanti al mento un microfono tu sia tenuto a rispondere. Ecco, no. E’ un obbligo immaginario che esiste soltanto nelle teste dei fanatici. Ci sono mille alternative e quelle migliori prevedono lo sfoggio di sangue freddo e sorrisi. “Adesso non posso rispondere, perché non ci vediamo con più calma?”. “Vorrei fermarmi ma ho un volo che mi aspetta, facciamo la prossima volta?”. “Non ho le carte qui con me, perché stare qui in mezzo alla strada a parlare del nulla?”. “No, grazie”. La nostra intera civiltà è fondata sul fatto che un tipo qualsiasi non può fermarci per strada e farci domande senza il nostro consenso gentile. Vale per gli ex fidanzati, che non possono bloccare le ex fidanzate per strada contro la loro volontà. A maggior ragione varrà per uno sconosciuto con la telecamera, giusto?

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    20 Aprile 2017 - 10:10

    Le ex fidanzate molestate chiamano il 113 e i molestati in generale perchè si devono attaccare al tram ?

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  • Giovanni

    20 Aprile 2017 - 09:09

    Ma vede Redazione, c'è per fortuna una punizione divina per i pasdaran del microfono inseguitore: la gente ne è sempre meno attratta e più i microfoni inseguitori aumentano più la gente si allontana da giornali, videogiornali e chi più ne ha più ne metta.

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