Perché estendere il diritto alla legittima difesa non risolverà nulla

Esistono alternative ragionevoli: a condizione di praticarle. Una piccola rassegna di quali sono 

Perché estendere il diritto alla legittima difesa non risolverà nulla

Foto LaPresse/Stefano Porta

Negli Stati Uniti è diverso. Sono nati con la pistola al fianco: è un modo di essere che nessun presidente riesce a modificare; ogni tentativo di restringere per legge la vendita delle armi fallisce. A guardare i risultati, non c’è da invidiarli: non solo per la quantità di squilibrati che posseggono armi senza i filtri che esistono da noi, ne fanno uso e causano tragedie; ma pure perché ogni anno centinaia di poliziotti e di cittadini ne pagano le conseguenze, restando a terra. Da noi, grazie a Dio, non è così. I morti per mano delle forze di polizia sono rarissimi, e quando ci sono provocano polemiche infinite, come è logico che sia. Avere un’arma è visto ancora come una eccezione, una faccenda da poliziotti, che sono addestrati ad adoperarla. Identico discorso per l’ampliamento della legittima difesa: ci sarà una ragione se già nel 2006 l’articolo del codice penale che la prevede ha subìto un allargamento delle maglie, e ci ritroviamo al punto di partenza. Si vuole ulteriormente estendere la portata della causa di giustificazione? Prego, avanti. Si sappia però che nulla impedirà a un pm. di sottoporre a indagine chi ne invocherà l’applicazione, con imputazioni dall’eccesso colposo all’omicidio volontario, e un giudice di condannare: magari con una sentenza che poi cade in appello. Nel frattempo la vita del negoziante o del proprietario di abitazione che ha sparato è già bell’e rovinata. Qualcuno è in grado di scrivere e di far approvare una norma che impedisca quell’iter giudiziario?

 

Esistono alternative ragionevoli: a condizione di praticarle. Vediamo quali. Nel provvedimento sulla giustizia, passato a metà marzo al Senato e ora alla Camera, vi è l’aumento dei minimi di pena per scippi, furti in abitazione e rapine: segno di consapevolezza che la sanzione per questi reati è ordinariamente simbolica. I ladri e i rapinatori sono soggetti seriali, che si dedicano a questa attività potendo contare sulla quasi totale impunità (l’autore del furto resta ignoto nel 98 per cento dei casi, per la rapina nel 60 per cento) o, nella sfortunata ipotesi della individuazione, in tariffari ridicoli (per il furto, 2 o 3 mesi di reclusione), a differenza di quanto accade in altri stati europei. E anche quando la sommatoria delle condanne ricevute fa crescere il prezzo, la moltiplicazione dei benefici penitenziari vanifica la sanzione; se, a seguito di quanto approvato negli ultimi 4-5 anni, l’insieme di liberazione anticipata, semidetenzione, affidamento in prova… fa sì che a un anno di reclusione comminato corrispondano sì e no 6 mesi di carcere effettivo, e al di sotto dei tre anni di residuo pena si torna in libertà, a che serve aumentare le pene minime per furti e rapine? Si continua ad andare in carcere in custodia cautelare – le migliaia di riparazioni per ingiusta detenzione attestano quanto spesso quella privazione si libertà sia infondata – e se ne esce quando le condanne diventano definitive! Quando un provvedimento sulla giustizia si occuperà di questo, ladri e rapinatori saranno meno impuniti.

 

Punto n. 2. La cronaca delle ultime settimane ci regala una quantità di liti o di rapine che degenerano in eventi omicidiari: se l’intento fosse di uccidere, il responsabile provvederebbe subito con lo strumento più efficace, e invece parte una discussione o una intimidazione, e poi non ci si ferma. Quei freni non azionati per limitarsi a dare un cazzotto o a puntare una pistola senza premere il grilletto si affiancano e dipendono dalla moltiplicazione della diffusione di stupefacenti, segnalata dalle relazioni ufficiali. Ciò è stato reso possibile da un decreto-legge imposto al Parlamento con voto di fiducia dal governo Renzi tre anni fa. Quelle disposizioni hanno, fra l’altro, reintrodotto la possibilità di detenere stupefacenti senza limiti individuabili con precisione, se la sostanza è “per uso personale”, e impediscono di arrestare nella flagranza dello spaccio, se quest’ultimo appare “di lieve entità”, avendo abolita l’obbligatorietà dell’arresto medesimo. Che facciamo, proseguiamo con una bella legalizzazione? O rivediamo quell’infelice decreto legge, ripristinando un argine alle azioni più irresponsabili?

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • fedegronda

    05 Aprile 2017 - 17:05

    Il giornalista farebbe buona cosa se fosse specifico sul nesso stupefacenti-reati contro la persona, perchè a scrivere un generico "segnalata dalle relazioni ufficiali" è capace anche topolino.

    Report

    Rispondi

  • m.dimattia

    05 Aprile 2017 - 13:01

    Sì e no. L'impunità. Pessima cosa. Ma non si direbbe che laddove questo problema è meno sentito si commettano meno reati. Quindi ben venga la fine dell'impunità, ma non illudiamoci, non per questa ragione. La legislazione premiale. Laddove la legge è inflessibile, sembra quasi che si commettano più reati. Ok, va bene, l'uovo, la gallina. Ma: nessun dubbio? La caduta dei freni inibitori. L'assunzione di sostanze stupefacenti aumenta la disposizione a commettere violenza. Ammesso. Ma si ammetta che anche il rosolio della nonna potrebbe avere i medesimi effetti. E si ammetta che, se per consumare il rosolio debbo frequentare la nonna, per consumare sostanze stupefacenti debbo frequentare delinquenti. Ha un effetto, questo, sulla disposizione a commettere reati violenti? Per quanto mi riguarda, sì, certo, proseguiamo con una bella legalizzazione, perché io so (credo, ovviamente, di sapere) che un mondo con la bella legalizzazione è meno pericoloso di un mondo senza la bella legalizzazione.

    Report

    Rispondi

  • luigi.desa

    05 Aprile 2017 - 12:12

    su la legittima difesa mai confronto con paesi europei, sempre con Usa e sbagliando.In America salvo nelle stravaganti campagne in città per chi ferisce o uccide un intruso la polizia indaga,a volte la procura ( legittima difesa o omicidio? ). in Italia gli articoli su la legittima difesa e l'eccesso sono comici poco intellegibili come per la proporzionaltà tra azione difensiva e offensiva manco l'aggredito avesse il tempo di ragionare per prendere la decisione pretesa dalla norma e dal giudice e poi l'eccesso che si avvita su la proporzionalità .Da cancellare e riformulare però partendo quale presupposto logico dal reato gravissimo mai considerato e evidenziato nel racconto postumo all'episodio della violazione di domicilio. Infatti nello eccesso colposo il giudice stoltamente concede risarcimento per danni personali . Su questa strada imbecille se un ladro si fa male per forzare una finestra o una porta o cade per le scale o da un tetto farà causa e sarà risarcito. buuuumm

    Report

    Rispondi

    • marco.ullasci@gmail.com

      marco.ullasci

      07 Aprile 2017 - 12:12

      Perche' usare il condizionale? Gia' accade.

      Report

      Rispondi

Servizi