Cosa ci fa un pene (finto) sui sedili della metropolitana di Città del Messico?

Iniziativa anti molestie: un posto sagomato con le sembianze di un uomo nudo riservato ai passeggeri maschili. Obiettivo, far capire il disagio che provano le donne  

Cosa ci fa un pene (finto) sui sedili della metropolitana di Città del Messico?

Il penis seat sulla linea metropolitana di Città del Messico

Mettetevi comodi. Se sui nostri mezzi pubblici ti recitano poesie per destarti dal vuoto tecnologico, nell'America latina va anche peggio. Il governo di Città del Messico ha sagomato alcuni posti della metro con petto e pene per sensibilizzare i passeggeri maschili riguardo alle molestie sui mezzi pubblici subiti dalle passeggere. Bum. Nella mente dei creativi uno si siede sul punteruolo e inizia a pensare a quanto soffrano le donne: “Sì ora stai scomodo, ma pensa a me che devo subire le tue occhiate e i tuoi commenti sulla mia scollatura, brutto porco”. La pubblicità progresso mostra degli attori che si siedono distratti: sentono il buongiorno del sedile e scelgono di rimanere in piedi, nell'angolo, un po’ traumatizzati. Pare che 9 donne su 10 siano molestate, e viene in mente quella battuta di Amy Schumer: "Uscivo con uomini ispanici ma ora preferisco il sesso consensuale".

 

 

La curiosa iniziativa finisce nei giornali europei nello spazio riservato alle scemenze. Ma evidenzia una diversità tra uomini e donne. Sappiamo che quando lo si afferma molti storcono il naso, però fatti come questo esibiscono la realtà oggettiva: gli uomini molestano le donne perché sono costantemente arrapati, le donne non molestano gli uomini perché si aspettano Javier Bardem e trovano Ron Jeremy (la versione porno messicana di Lino Banfi). Louis C.K. la mette giù in modo comicamente più accettabile: voi siete turiste del sesso, noi siamo imprigionati dal sesso. Qualcun'altra potrebbe dire che ci sono alcuni giorni in cui peggio che essere molestati c'è il non esserlo. E si torna a casa dai gatti. Ma non è uno di quei giorni.

 

In America è uscito da poco l’ennesima raccolta di saggi di Camille Paglia, Free Women, Free Men: Sex, Gender, Feminism. Sostanzialmente si riassume l’idea centrale del Paglia pensiero, cioè la dura critica a quel femminismo che criminalizza l’uomo e instupidisce le donne. Per Paglia, la Vittorio Sgarbi americana, le donne devono assumersi responsabilità, criticare loro stesse se hanno commesso un errore di giudizio e smetterla di giocare un ruolo sostanziale nel definirsi in quanto vittima vulnerabile. Per le giovani femministe le donne possono fare tutto quello che fanno gli uomini, per Paglia no: è stupido dire alle donne che sono al sicuro in una stanza piena di testosterone. Michael Kimmel, altro studioso della mascolinità, mette in discussione queste tesi biologica e dice che se le donne sono socialmente invitate a non manifestare il loro desiderio sessuale, gli uomini sono costantemente invitati a esibirsi in performance sessuali. (Per lei è colpa della biologia, per lui della cultura). Per Paglia la sessualità non deve essere organizzata e mediata dallo stato, e forse suggerirebbe alle messicane di dotarsi di spray al ghiaccio sintetico e brinare le palle dei molestatori.

 

Possiamo immaginare le prossime trovate. I tedeschi ne faranno delle versioni edibili con il currywurstl, i francesi faranno colare creme fraiche dai finestrini con la scritta “smettila di fissarle le tette”, i brasiliani faranno partire le vuvuzela nelle orecchie del molestatore a bloccare ogni commento sgradito. Diciamola tutta: per molestare gli uomini eterosessuali serviva l’anatomia femminile, ma un seno come poggiatesta sarebbe stato ergonomicamente più comodo. Sappiamo come funziona la psicologia maschile, niente di più intimorente di una donna che precede il tuo desiderio: più anticipano la tua mano morta, più ti inibisce sessualmente. Per quello avrebbe avuto senso una squadra di coraggiose passeggere che si mettesse a molestare i molestatori. Ma i messicani hanno fatto persino di meglio: hanno lasciato il compito allo sguardo della telecamera che reifica gli uomini inquadrandone il sedere su monitor pubblici. L’equiparazione dei diritti alla molestia è anche questo: se non riesco a farti smettere di fissarmi il sedere, almeno lascia che ti restituisca il favore.  

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