Perché Dijsselbloem non è Paola Perego

Per dimostrare che quella sul sud Europa è una gaffe servono fatti, non pianti

Perché Dijsselbloem non è Paola Perego

Foto LaPresse

Siamo d’accordo. Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, non ha il profilo giusto per intendersela con i leader dei paesi del sud Europa e la sua rigidità non lo ha aiutato a difendersi come avrebbe potuto dopo la traduzione delle dichiarazioni rilasciate due giorni fa al quotidiano tedesco Faz, in base alle quali è stato accusato di aver detto che “i paesi del sud Europa spendono tutto in donne e in alcol”. La gaffe c’è ma il discorso in realtà è più complesso e vale la pena provare a capire cosa si nasconde dietro questo pasticcio diplomatico.

 

Dijsselbloem ha utilizzato un esempio personale (“Io non posso spendere tutti i miei soldi per liquori e donne e poi chiedere aiuto a Lei”), per cercare di affermare un principio: chi chiede aiuto e solidarietà agli altri paesi dell’Ue per affrontare la crisi, deve sapere che questo comporta dei doveri. Certo, poteva utilizzare un esempio meno scivoloso, magari evitando di inserire nella stessa frase soldi, alcol, donne e paesi del sud Europa. Eppure al di là della forma infelice, è difficile dargli completamente torto. L’Ue ha le sue rigidità, i suoi riti tecnocratici. Ma non è un segreto che in questi anni i paesi del nord Europa si siano dovuti spesso sobbarcare le sorti di quelli del sud che, in alcuni casi, avevano dato prova più che evidente di aver speso male, o addirittura non speso, i soldi ricevuti da Bruxelles. E non è un segreto nemmeno che ora si siano stancati di questa Unione a “due velocità”.

 

Indignarsi e chiedere la testa di Dijsselbloem (quasi si trattasse di una Paola Perego qualunque) è facile. Soprattutto se si spera di lucrare qualche voto soffiando sul fuoco dell’antieuropeismo. Piuttosto che fare le vittime e sentirsi offesi nell’orgoglio (quasi tutti i leader politici ieri hanno chiesto le sue dimissioni) dimostriamo nei fatti che siamo diversi. Invitiamo Dijsselbloem in Italia, portiamolo magari a Pomigliano, e dimostriamo, se siamo capaci, perché senza il Sud non c’è futuro per l’Europa.

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Commenti all'articolo

  • fabrizia.lucato

    23 Marzo 2017 - 10:10

    Infatti. Proprio così. Fatti e non piagnistei.

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  • carlo.trinchi

    23 Marzo 2017 - 09:09

    Si certo l'esempio non è dei migliori per dire che il sud Europa piange e fotte. Ma c'è del vero in quello che ha detto. Che dire degli ottanta euro pre elezioni europee italiane? E che dire dei miliardi pre referendari bruciati per cercare di perde in modo meno doloroso? A questo si rifetiva il nostro Dijesselbloem e non solo verso di noi suddisti. Fare le mammolette come i Salvini, i Meloni ed il nostro Renzi nel chiederne le dimissioni è più miserevole delle parole portate ad esempio. Non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire.

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