La battaglia alla grillizzazione dell’opinione pubblica passa dalla politica. Così Renzi sfida Grillo

Con l'ultima eNews l'ex presidente del Consiglio attacca il comico e le sue scelte dopo le comunarie di Genova. Il monito al Pd: il leader del partito deve essere il candidato premier

La battaglia alla grillizzazione dell’opinione pubblica passa dalla politica. Così Renzi sfida Grillo

Matteo Renzi (foto LaPresse)

La battaglia al grillismo deve essere politica e deve partire dall’interno degli stessi partiti che concorrono alle elezioni con il Movimento 5 stelle. Nell’ultima eNews pubblicata da Matteo Renzi, l’ex presidente del Consiglio ha deciso di giocare in prima persona la guerra alla grillizzazione dell’opinione pubblica, scegliendo la strada della discussione interna al partito. Scelta e rispetto delle regole e un monito al Pd che ancora discute se sia giusto che il leader del partito sia anche il candidato premier: “Domenica scorsa Martin Schulz è stato eletto leader dei socialdemocratici tedeschi con l’obiettivo di contendere la leadership alla Merkel, che è a sua volta capo della CDU. Stessa cosa accade nel Regno Unito o in Spagna o in tutte le principali democrazie mondiali”.

 

Ovviamente il richiamo alla politica, alle regole del partito, non può che scontrarsi con quello che è accaduto nei giorni scorsi a Genova. Renzi lo riassume così:

"1. Grillo fa un post e invita a votare per scegliere il candidato sindaco dei Cinque Stelle. 2. Gli attivisti cinque stelle votano liberamente.
3. Se il candidato eletto liberamente piace a Grillo, è IL candidato.
4. Se il candidato eletto liberamente non piace a Grillo, ahi ahi signora Longari: il candidato stesso non è candidato, perché viene espulso o costretto a dimettersi. Sulla base della parola di Beppe: “Fidatevi di me”. Genova insegna. Ma in passato anche Milano, Monza e potremmo citare altri casi".

 

Per Renzi la battaglia è chiara. E ha deciso di giocarla in prima persona. Per questo invita il partito a mettere da parte le polemiche e a riaffermare la centralità delle decisioni interne contro il “sistema fantastico di Grillo”. “Noi - ironizza attaccando i grillini - amiamo la democrazia. Amiamo talmente tanto la democrazia che se vince quello che piace a noi bene, se vince quello che a noi non piace si rivota un’altra volta espellendo il candidato sgradito”. Insomma non è demonizzando la politica che si vince, né inseguendo gli slogan grillini, ma esattamente con l'atteggiamento opposto. Solo così si può sperare che le bufale di Grillo in fatto di democrazia e trasparenza che hanno inquinato il recente dibattito pubblico vengano finalmente allo scoperto.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi