La Corte di Strasburgo condanna l'Italia per non "aver protetto una donna e suo figlio dal marito"

Secondo i giudici, le autorità non intervennero nonostante le denunce, "avallando" di fatto la violenza: i fatti risalgono al 2013, quando un ragazzo di 19 anni fu ucciso dal padre 

Violenza sulle donne

La Corte europea dei diritti umani ha condannato l'Italia per non aver protetto con la necessaria solerzia una donna e suo figlio dalle violenze del marito, il 49enne Andrei Talpis, che adesso sta scontando l'ergastolo. I ripetuti maltrattamenti domestici si conclusero con l'omicidio del 19enne Ion Talpis e il tentato uxoricidio della 49enne Elizaveta. Secondo i giudici di Strasburgo, “l'inerzia” delle autorità nonostante le numerose denunce “ha creato una situazione d'impunità” tale da configurare addirittura “l'avallo” della violenza.

 

Il delitto si consumò il 26 novembre 2013 a Remanzacco, in provincia di Udine: Andrei Talpis, muratore, rientrò in casa ubriaco nel cuore della notte. Per difendere la madre, il figlio 19enne cercò di disarmare il padre, che nel frattempo si era armato con un coltello da cucina: nella colluttazione gli furono fatali tre coltellate. Elizaveta, invece, si salvò nonostante le numerose ferite.

 

Uomini che non amano le donne

Per Catherine Hakim, accademica autrice di "The New Rules: Economy of Desire", i maschi sono vittime del sex deficit: non fanno abbastanza sesso rispetto al proprio desiderio. C'entrano le guerre, la prostituzione e le corna

 

La Corte ha condannato l'Italia – per la prima volta in relazione a un episodio del genere – per la violazione degli articoli 2 (diritto alla vita), 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) e 14 (divieto di discriminazione) della Convenzione europea dei diritti umani. In sostanza, seguendo il ragionamento dei giudici, se la macchina della giustizia fosse intervenuta prontamente dopo le denunce, non si sarebbe arrivati a questo punto. La Corte ha riconosciuto alla ricorrente 30mila euro per danni morali e 10mila per le spese legali. Se le parti interessate non presenteranno ricorso entro tre mesi, la sentenza diventerà definitiva.

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