Le nuove vette della “nuovo-fobia”

Il movimento benecomunista blocca palme, riforme e teme la novità

Le nuove vette della “nuovo-fobia”

Ora che gli incendiari delle palme di Milano sono stati individuati ci si potrebbe sorridere su, magari pensando che se le piante anziché sponsorizzate da Starbucks fossero state intitolate alla Caritas o Emergency allora sarebbero apparse buone, giuste ed equosolidali, e l’arco dei contrari si sarebbe ridotto ai sovranisti tipo Matteo Salvini. Il quale resta in trincea perché “non mi piace che arrivi una multinazionale, Milano sia dei milanesi”. Appunto. Dietro al dibattito surreale intorno alle palme, dopo le fake news sull’olio di palma, si muove il solito movimentone dell’autoproclamata difesa del bene comune, per il quale le nostre piazze e città, campagne e periferie sono intoccabili e vanno preservate da ogni innovazione.

 

Che sia una palma o le torri di Libeskind a Roma o la copertura dell’Arena di Verona o la Tav, tutto è “insulto al territorio”, “colata di cemento”, ferita al tessuto locale, causa di dissesti, mentre si impedisce ai “cittadini” della capitale di godere l’unità dell’agro romano, e i milanesi si sentono in Africa e gli armenti del Piemonte soffrono per l’alta velocità. Nell’élite ci sono urbanisti in resistenza perenne, soprintendenti tipo Margherita Eichberg che mette sotto tutela “contro i poteri forti” le tribune abbandonate dell’ippodromo di Tor di Valle, sede designata per lo stadio della Roma, ora invase da spacciatori e nomadi.

 

Di questa cultura dell’intelletto unico superiore poi si fa alibi l’asse destra-sinistra del “bene comune”, della sovranità nazionale e locale: grillini, leghisti, comitati, movimenti. Le periferie italiane sono orribili, ma non si parli di abbattere e ricostruire, invece recuperare e riqualificare, parole magiche che coprono immobilismo e zero servizi. Nelle città non si tollerano inserimenti contemporanei, gli skyline sempre mutevoli di Londra, Parigi, Berlino, per non dire New York, sono banditi, così come le commistioni minori della modernità, con i loro ovvi e benedetti eccessi: il cubo di Apple, le cascate dei Mall, il London Eye. Con criteri simili non esisterebbero San Pietro o il Castello Sforzesco, le meraviglie del Rinascimento costruite sulle opere medievali e romane. A proposito, sapete dov’è il più grande giardino urbano di palme d’Europa? A Berlino.

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Commenti all'articolo

  • filotea62

    22 Febbraio 2017 - 10:10

    Purtroppo però non si costruiscono più né San Pietro, né il castello sforzesco, ma dei vespasiani a cielo aperto. Questo non toglie che, dove c'è degrado e nessun vero interesse storico-artistico si potrebbe utilmente intervenire.

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