No all'articolo 18, Consulta boccia referendum più importante. Sì a voucher e appalti

jobs act

Una manifestazione contro il jobs act (foto LaPresse)

È arrivata la decisione ufficiale della Corte costituzionale. I due referendum ammessi potrebbero tenersi in primavera. Salvini e il M5s attaccano

“No” all'articolo 18, “sì” ai voucher e alla responsabilità solidale sugli appalti. La Corte costituzionale ha annunciato l'ammissibilità di due dei tre referendum abrogativi proposti dalla Cgil, bocciando di fatto quello più importante in materia di licenziamenti illegittimi. Dopo circa un'ora e mezza di udienza, in cui i giudici hanno ascoltato lo voci del sindacato e l'Avvocatura dello Stato nella persona del vice-avvocato generale Vincenzo Nunziata, è arrivata la decisione ufficiale. Il deposito delle sentenze, che per legge dovrà avvenire entro il 10 febbraio, permetterà di conoscere le motivazioni della Consulta. I due referendum approvati, a questo punto, potrebbero anche tenersi entro la primavera.

 

“Siamo molto soddisfatti del risultato relativo ai referendum sui voucher e sulla responsabilità appaltante-appaltatore”, ha detto Vittorio Angiolini, legale che ha portato le istanze della Cgil di fronte alla Corte, sottolineando che “il primo, in particolare, è di estrema importanza e riguarda una vasta platea di persone. Sull'articolo 18 prendiamo atto e rispettiamo la decisione, aspettando di conoscere le motivazioni nella sentenza non appena sarà depositata”. Sui voucher, ha aggiunto Angiolini, “è necessario che il governo appronti modifiche sostanziali”, specificando che “con la tracciabilità c’era già stato un intervento correttivo” considerato “non sufficiente”. Lo strumento, secondo il legale, “è stato introdotto per le prestazioni occasionali e per rendere trasparente il lavoro nero”, ma “è stato usato in maniera scorretta e impropria”.

Le contraddizioni della Cgil su voucher e art. 18

Due casi che rivelano la coda di paglia della Confederazione di Susanna Camusso

La bocciatura dell'eventuale voto sull'articolo 18 è “una buona notizia” per Maurizio Lupi, capogruppo di Area popolare alla Camera: “Così come formulato il quesito avrebbe riportato indietro la legislazione sul lavoro a un sistema rigido e senza flessibilità, con il risultato di ingessare ulteriormente il mercato del lavoro e lo sviluppo soprattutto delle piccole imprese”, dice Lupi.

 

Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro del Senato, afferma che “la Consulta ha confermato il suo orientamento giurisprudenziale ostile ai quesiti 'creativi'. La decisione è prevedibile e utile a evitare un conflitto sociale e politico antistorico nel momento in cui la quarta rivoluzione industriale sollecita l'investimento nelle competenze quale fondamentale tutela dei lavoratori. Dovremo ora verificare se sarà possibile correggere le disposizioni sugli altri quesiti in termini contemporaneamente utili all'evoluzione del mercato del lavoro e alla possibilità di evitare la contesa referendaria”.

 

Per Matteo Salvini, invece, si tratta di “una sentenza politica gradita ai poteri forti e al governo come quando bocciò il referendum sulla legge Fornero". “Temendo una scelta simile anche sulla legge elettorale il prossimo 24 gennaio, preannunciamo un presidio a oltranza per il voto e la democrazia sotto la sede della Consulta a partire da domenica 22 gennaio”, annuncia il segretario della Lega.

 

Un altro leghista, il vicepresidente del Senaro Roberto Calderoli, è di parere opposto: “Il 'no' della Corte costituzionale al referendum sull'articolo 18 e il 'sì' a quelli sui voucher e sugli appalti rappresentano una decisione prevedibile e condivisibile sia rispetto alle due ammissibilità sia rispetto alla non ammissibilità al referendum sull'art. 18. La Consulta ha lavorato bene, dimostrando piena autonomia”.

 

Il M5s esulta: “Questa primavera saremo chiamati a votare per il referendum che elimina la schiavitù dei voucher – scrive su Facebook il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio – Sarà la spallata definitiva al Pd, a quel partito che ha massacrato i lavoratori più di qualunque altro e mentre lo faceva osava anche definirsi di sinistra!”. L'esponente grillino avanza l'ipotesi di elezioni politiche anticipate “per bloccare il voto referendario. Vorrà dire che ci penserà il governo del M5s a eliminare questa indecenza. In ogni caso, le loro folli scelte sulle politiche del lavoro sono spacciate”. Gli fa eco il collega deputato Danino Toninelli: “Il Governo non canti vittoria: il jobs act è veleno per l'economia e lo aboliremo”.