Caprotti, 75 milioni alla storica segretaria Germana Chiodi

Gli altri 75 milioni sono stati suddivisi tra i 5 nipoti del patron di Esselunga
Caprotti, 75 milioni alla storica segretaria Germana Chiodi

Bernardo Caprotti

Germana Chiodi e Bernardo Caprotti si sono “voluti bene”. Deve essere soprattutto per questo, al netto della meritocrazia, che il fondatore di Esselunga ha lasciato in eredità alla sua segretaria storica ben 75 milioni di euro, il 50 per cento dei suoi risparmi personali, che ingrassano i già generosissimi 10 milioni donati tra il 2006 e il 2009. “A lei voglio esprimere la mia immensa gratitudine per lo straordinario aiuto che mi ha prestato nel corso degli anni”, si legge nel sorprendente testamento. Detto fatto. E in soldoni. Gli altri 75 milioni sono stati suddivisi tra i 5 nipoti di Caprotti: 15 a testa per Fabrizio e Andrea, figli del fratello Claudio, e per i tre figli del primogenito di Bernardo, Giuseppe. Con la scure della tassa di successione si ridurranno un po' a seconda delle diverse aliquote, ma il danaroso dado è tratto.

 

Del resto Germana Chiodi, 68 anni, è entrata in azienda nel 1968, appena ventenne. Una vita spesa al fianco del “genio anche a 80 anni”, come lei era solita definire Bernardo Caprotti. Una stima e un affetto sinceri e reciproci, al di là della retorica. All'inizio impiegata di contabilità, poi assistente nella segreteria di direzione, negli anni ha scalato le gerarchie fino a diventare il braccio destro di uno dei più visionari imprenditori italiani. Quasi un suo alter ego. "Non si muove foglia che Germana non voglia", arrivò a sussurrare più di 30 anni fa Ferdinando Schiavoni, vice-presidente del gruppo, riadattando e facendo il verso al titolo del settimanale "Espansione". Non a caso le leggende su di lei aleggiano nella sede di Esselunga e non solo. Un esempio? Il licenziamento, da lei caldeggiato, del capo del personale Barbara Adami Lami, durata in azienda solo 4 ore e spicci.

 

Poi le assunzioni “guidate”, in primis quelle delle sue nipoti: “Ma non ci vedo nulla di male – ribatte tranquilla Germana Chiodi a Repubblica – Le ho segnalate perché sono brave persone e hanno voglia di lavorare. Hanno cominciato anni fa, partendo dalla gavetta. Così come ho segnalato tante altre persone in Esselunga anche se non sono mai stata presente a nessun colloquio; non era una mia competenza selezionare il personale". Dopotutto i confini delle mansioni sono labili quando la fiducia è inattaccabile e la fede nella causa totale.

 

Oggi la donna è in pensione, ma ha ancora un contratto da consulente. La forma è diversa, la sostanza no. “Facevo come le commesse, me ne andavo dall'ufficio un secondo dopo che era uscito lui”, racconta. Le 9-10 ore di lavoro al giorno erano la normalità. Anche adesso aspetta il buio prima di lasciare il suo ufficio di Limito di Pioltello. "Senza di lui c'è il vuoto, in azienda si sente tanto la sua mancanza", confessa Germana. Almeno lei non manca mai. Nemmeno nel testamento.

 

 

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