Terremoti: Mario Tozzi e il modello Cerreto Sannita. Qualcosa non torna

Il geologo e divulgatore scientifico da anni continua a citare il comune del beneventano che "è rimasto intatto dopo il terremoto dell'Irpinia". Certo, perché lontano 75 km dall'epicentro.

Terremoti: Mario Tozzi e il modello Cerreto Sannita. Qualcosa non torna

I danni del terremoto nel centro Italia (foto LaPresse)

Giappone? Cile? Macché, Cerreto Sannita. Il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi è sicuramente un esperto di terremoti, ma ha da tempo un problema personale irrisolto con la modernità e la tecnologia, che per lui è ormai completamente superflua, tutto quello che c’era di utile da inventare è stato fatto qualche secolo fa. E così dopo il terribile terremoto che ha colpito il centro Italia, più che alla frontiera dell’innovazione dei criteri anti sismici il geologo guarda al passato: “Non veniteci a dire che i paesini del centro Italia sono antichi e perciò crollano più facilmente – ha detto all’Huffington Post – Gli antichi sapevano costruire bene e basta pensare che a Santo Stefano di Sessanio, vicino l'Aquila, era crollata soltanto la torre perché restaurata con cemento armato, mentre a Cerreto Sannita nel beneventano quasi tutto era rimasto intatto dopo il terremoto dell'Irpinia: non fu un caso, era stato costruito bene”.

 


Mario Tozzi


 

Cerreto Sannita non è un nome sparato a caso. Tozzi è proprio fissato, tanto da averlo citato come modello già al tempo del terremoto dell’Emilia e in una trasmissione televisiva di qualche giorno fa sulla Rai come esempio di paese che ha resistito al terribile terremoto dell’Irpinia del 1980. Gli antichi sì che sapevano costruire, le case di una volta erano forti e resistenti, signora mia, non come i muri di sfoglia di adesso!

 

Il problema dello Slow Building proposto da Tozzi, variante edilizia dello Slow Food, è che pare basato totalmente su esempi fatti a caso. Si potrebbero fare decine di esempi di palazzi antichi che si sono sbriciolati dopo un terremoto, senza andare troppo indietro nel tempo e lontano nello spazio basterebbe spostarsi da Santo Stefano di Sessanio al centro storico dell'Aquila per farsi un'idea. D’altronde non si spiegherebbe come mai nella storia le città sorte in zone sismiche siano state completamente e ripetutamente distrutte dai terremoti. Che poi è proprio il caso di Cerreto Sannita, un comune raso al suolo dal terremoto del 1688 e ricostruito in un altro luogo. Vuol dire quindi che “gli antichi” prima del 1688 non sapevano costruire? Dobbiamo imparare quindi dagli antichi di quando? Ma dopo la ricostruzione, dice Tozzi, fatta con materiale del luogo, case basse e strade larghe, Cerreto Sannita ha resistito per secoli a tanti sismi: “Nessun altro paese del cratere dell’Irpinia è stato così lungimirante”.

 



 

Il problema con l’esempio che il geologo continua a fare da anni è che Cerreto Sannita, come dice il nome, si trova nel Sannio e non in Irpinia. Non fa parte del “cratere” di quel sisma, visto che in linea d’aria dista circa 75 chilometri dall’epicentro che era tra i comuni di Teora e Conza. La provincia di Benevento, quella dove si trova Cerreto Sannita, fu una delle meno colpite, tanto è vero che nel primo elenco dei comuni terremotati del 1981 venivano indicati 36 comuni disastrati e nessuno di questi era nel beneventano (18 ad Avellino, 9 a Potenza e 9 a Salerno). Nello stesso decreto erano indicati anche oltre 200 comuni danneggiati di cui solo 38 della provincia di Benevento e tra i quali non compariva Cerreto Sannita come nessun altro dei comuni limitrofi tra il Taburno e il Matese. Cerreto rientra tra i paesi coinvolti solo negli anni successivi, quando sull'onda delle folli spese per la ricostruzione la lista dei comuni danneggiati si estenderà fino a includere 687 comuni di 8 province e 3 regioni. Quindi Cerreto Sannita è rimasto intatto come tutti gli altri comuni limitrofi perché era lontano dall’epicentro. Magari avrebbe retto anche a un sisma vicino perché ricostruito bene più di 300 anni fa, ma per fortuna non abbiamo la prova. In ogni caso è un paragone che non ha senso.

 


La piazza principale di Cerreto Sannita


 

Per capirne l’assurdità basta ricordare che Amatrice e tutti i comuni distrutti da questo terremoto distano in linea d’aria appena 30 chilometri dall’Aquila, meno della metà della distanza tra Cerreto Sannita e i comuni devastati dal terremoto dell’Irpinia. Se Tozzi avesse applicato la stessa logica al sisma del 2009 che ha distrutto l’Aquila e dopo il quale Amatrice è “rimasta intatta”, avrebbe potuto dire che era una città sicura? Il problema della sicurezza sismica in Italia è serio ed è dovuto anche a un patrimonio edilizio vecchio, costruito prima che si conoscessero i criteri dell’ingegneria sismica. Ora di tante cose abbiamo bisogno, tranne che degli esperti che si mettono a elogiare la case di una volta.

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