Il Corriere dei dispetti

Domani Cairo conclude la scalata in Rcs. Il 3 agosto vuole entrare in Cda. Ma c’è ancora un ma: Diego Della Valle.
Il Corriere dei dispetti

Urbano Cairo (foto LaPresse)

Roma. Poiché Urbano Cairo scalpita, non vuole perdere tempo, e per stile e carattere ruota attorno a Rcs contando i minuti che lo separano dalla presa delle redini dell’azienda (domani si concludono le operazioni finanziarie e lui saprà a quanto ammonta la sua quota di controllo), allora Diego Della Valle, che gli assomiglia e che dell’imprenditore un tempo suo amico conosce le debolezze e l’entusiasmo febbrile, ha trovato lo strumento per infastidirlo, ha cioè individuato il mezzo per far perdere tempo a un uomo che vuole sempre guadagnare tempo (e per il quale il verbo “guadagnare” ha ovviamente un suono dolcissimo): dunque il tribunale, i giudici, la giustizia con il suo occhio lento e pesante.

 

Ecco allora l’esposto presentato da Della Valle contro Cairo a Milano qualche giorno fa per presunte irregolarità nella scalata Rcs, ecco l’ultima carta giocabile del vecchio amico sconfitto nella battaglia per la presa del potere al Corriere della Sera, ecco la carta pazza, forse quella della stizza, chissà, certo la minaccia della palude, del bagnomaria, delle sabbie mobili, rivolta contro un uomo che invece vorrebbe solo tagliare gli angoli, l’amministratore oculato che vorrebbe subito e senza perdere un minuto infliggere sforbiciate nelle pieghe dei bilanci dissestati della grande azienda editoriale: “Ci sono 50 milioni di consulenze e prestazioni professionali che non capisco”, ha detto a un certo punto Cairo, con la stessa aria che doveva avere il giorno in cui, comprata La7, si accorse che il palazzo in cui avrebbe dovuto avere il suo ufficio di editore e padrone era tanto faraonico quanto deserto, inutilizzato (“fermai la segretaria che stava preparando il trasloco: ‘Signora, non faccia niente, qui chiudiamo tutto’”).

 


Diego Della Valle (foto LaPresse)


 

E infatti Cairo vorrebbe entrare nel cda di Rcs già il 3 agosto, quando sarà approvata la semestrale, si aspetta per quel giorno le dimissioni di almeno quattro consiglieri, compresi il presidente e l’amministratore delegato Laura Cioli (in queste ore in trattativa per la buonuscita). Alcuni giorni fa, scherzando con un amico e grande imprenditore che gli chiedeva, curioso, chi mai saranno i suoi manager, Cairo rispondeva così: “Guarda… Il presidente, l’amministratore delegato, e se necessario pure il custode, li faccio io”. Ogni giorno che passa, in attesa di mettere piede in Rcs, è per lui una tagliola. Sa d’altra parte che nei conti di Rcs si possono recuperare in poco tempo 4 milioni al mese, ma bisogna agire subito: rescindendo contratti, facendo piazza pulita di Rcs pubblicità, avviando pratiche di licenziamento per il pletorico corporate composto da oltre 400 dirigenti. E anche per questo Cairo ha molta fretta: “Prima si comincia, prima si sistemano le cose”, dice a tutti, con aria impaziente. Prima si comincia, prima si danno risposte al mercato, e agli azionisti che hanno scommesso.

 

E prima si mettono in equilibrio i conti, prima si può investire sul prodotto editoriale. Ed è forse per questo che allora Della Valle, che in Rcs negli ultimi anni ha perso moltissimi soldi e senza ottenere il controllo, un po’ si tinge dei sinistri e dispettosi colori della ripicca: cosa può infastidire un corridore frenetico come Cairo? Ma la sabbia, la mota, il vischio, il fluire incerto di un’indagine giudiziaria, ovviamente, lo stesso strumento che anni fa Della Valle aveva utilizzato contro la Bnl, nel caso Comit, e sempre – un po’ – per ragioni caratteriali. Vorrebbe veder rallentare il suo avversario, rovinargli la festa, almeno per un po’. A riprova che gli affari non sono mai soltanto una pratica amministrativa, uno scambio freddo, un passo incrociato, non corrispondono insomma alla massima espressa da Don Vito Corleone nel Padrino: “Niente di personale. E’ solo business”.

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