Il Csm autorizza l'apertura di un fascicolo sui pm del caso Capua

Si valuterà "se sussistano profili di incompatibilità" del procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e degli altri magistrati coinvolti nell'indagine. La ricostruzione dell'interminabile inchiesta.
Dopo che il caso della virologa Ilaria Capua si è concluso con un proscioglimento, il Csm aprirà ora un fascicolo sull’indagine. Su richiesta del consigliere laico Pierantonio Zanettin, il comitato di presidenza del Csm ha autorizzato l'apertura di una pratica in prima commissione, al fine di valutare "se sussistano profili di incompatibilità, sotto il profilo dell'appannamento dell'immagine di terzietà e di imparzialità" del procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo, che avviò l'inchiesta su Capua, e degli altri magistrati requirenti che l'hanno proseguita.

 

Come ha raccontato sul Foglio Luciano Capone, Ilaria Capua, una delle principali esperte di virologia in Italia e deputata di Scelta civica, era sotto indagine dal 2005. Ma la notizia dell’inchiesta esplose solo nel 2014, quando il giornalista Lirio Abbate dedicò la copertina dell’Espresso ai “Trafficanti di virus” (questo il titolo), inchiodandola nel ruolo di untrice. Il settimanale anticipava il contenuto dell’“inchiesta top secret della procura di Roma sul traffico internazionale di virus, scambiati da ricercatori senza scrupoli” e “pronti ad accumulare soldi e fama grazie alla paura delle epidemie”. L’indagine del procuratore Giancarlo Capaldo coinvolgeva una quarantina di persone, tra cui appunto Capua, accusati di associazione per delinquere, corruzione, ricettazione e diffusione di epidemia. Le prove consistevano unicamente nelle intercettazioni, puntualmente pubblicate sul settimanale.

 

La notizia destò agitazione nel M5s, che chiese subito le dimissioni della Capua. L’onorevole Marialucia Lorefice dichiarò alla Camera: “Ci sembra lecito in questa sede chiedere le dimissioni da vicepresidente dalla Commissione cultura, ma anche da parlamentare della Repubblica italiana, della deputata Ilaria Capua, convinti che in una situazione del genere sia alquanto difficile riuscire a espletare al meglio il ruolo di non poco conto che si trova a ricoprire” perché “qualora venisse confermata la colpevolezza sia della deputata che delle case farmaceutiche che dei funzionari del Ministero, dovreste seriamente riflettere sulle persone alle quali è stato affidato il destino e la guida di questo Paese”. L’intervento fu poi postato sul blog del partito. La deputata grillina Silvia Chimienti pubblicava inoltre un post dal titolo “Ilaria Capua si dimetta!”, con tanto di foto della ricercatrice a cui si chiedeva “nel dubbio” di dimettersi.

 

Alla fine, dopo dieci anni d’inchiesta e due di gogna mediatico-giudiziaria, in cui Ilaria Capua è stata definita “trafficante di virus” e ricercatrice “senza scrupoli”, la scienziata è stata assolta da ogni tipo di accusa. A questo punto il M5s ha negato di aver mai chiesto le dimissioni della Capua dalla Camera e la Chimienti si è subito affrettata a cancellare il suo post. Il partito non ha porto le sue scuse alla virologa, esattamente come L’Espresso che su 102 pagine non ha più pubblicato neppure un trafiletto riportante la notizia sull’assoluzione. Dopo tanto clamore sulle accuse, la conclusione dell’indagine è praticamente passata sotto silenzio.

 

Ilaria Capua, ennesima vittima del linciaggio mediatico, ha visto la propria reputazione infangata e la propria carriera e vita privata distrutte, e ha perciò deciso di abbandonare l’Italia. Si è trasferita negli Stati Uniti, a dirigere un centro d’eccellenza, l’One Health della University of Florida. Così l’Italia, scriveva qualche giorno fa sul Foglio Claudio Cerasa, ha perso una ricercatrice di prim’ordine, mentre continua a tenersi stretta i cialtroni che hanno trasformato il garantismo in gargarismo promuovendo il sistema di sputtanamento collettivo.

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