Da Renzi a Fornero, tutti i colpevoli immaginari dell'incidente in Puglia

Oggi sui quotidiani italiani il colpevole dello scontro tra i due treni in Puglia non è più il binario unico ma, a seconda dei casi, il governo, la politica in generale, Vendola, la legge Fornero, "tutti" e persino "noi"
Da Renzi a Fornero, tutti i colpevoli immaginari dell'incidente in Puglia

I resti dei due treni scontrati tra Andria e Corato (foto LaPresse)

Assolto il binario unico, in appello. In primo grado, cioè ieri, era indicato come colpevole da tutti i giornali che titolavano in prima pagina: “Morire sul binario unico”, “Apocalisse sul binario unico”, “La strage del binario unico”, “Il binario unico scatena l’inferno”. Oggi invece il binario unico viene scagionato, gli stessi giornali rilevano che c’entra poco o nulla, perché in Italia come in Europa gran parte dei treni viaggia su binario unico: il problema sono i sistemi di controllo e sicurezza. La colpa quindi è del blocco telefonico, il sistema di gestione e autorizzazione del traffico sui binari unici che avviene attraverso dispacci telefonici e che a differenza del blocco elettronico non riesce a sopperire all’errore umano. Colpa del telefono quindi e naturalmente colpa dell’errore umano, dei capistazione (chi e in che misura lo stabiliranno le indagini della magistratura) che hanno autorizzato il passaggio dei treni.

 

Ma la ricerca delle responsabilità non può fermarsi qui, bisogna andare più in alto e trovare i veri colpevoli. Così su Repubblica c’è un’analisi profonda e sofisticata che solo un intellettuale del calibro internazionale di Roberto Saviano poteva fare: ““Piove, governo ladro. Se piove e tracimano le fogne, se piove e si sciolgono le strade come fossero di sale, se piove e rovinano i palazzi come castelli di sabbia, se piove e tutto questo accade, allora sì: piove, governo ladro”. Lo scrittore napoletano non lo dice per qualunquismo, ma per senso del dovere: “Ci sono responsabilità tecniche, responsabilità politiche locali e responsabilità nazionali: non è sciacallaggio evidenziarle, ma irresponsabilità tacerle”. Saviano si riferisce all’ex presidente pugliese Nichi Vendola, che a proposito ha dichiarato che “l’odore della morte attira gli sciacalli”. Ribatte Saviano: “Sciacallo è il silenzio che si appropria di un concetto semplice: è stata una sventura”. E’ colpa di Renzi e sciacallo è chi non lo dice: “Questo governo, come i precedenti, è in ritardo al Sud, non ha una visione né ha saputo provare a modificare la classe dirigente”. Incidente, governo ladro.

 

Libero mette in prima pagina la foto dei responsabili: “Felici per il treno della strage” e ancora “chi cercava i colpevoli è soddisfatto. Sotto ritratti i politici pugliesi all’inaugurazione della tratta ferroviaria, Nichi Vendola, Michele Emiliano e altri sindaci. Sono “i politici che festeggiavano  il treno della carneficina”. Colpa quindi della politica locale più che nazionale.

 

Sul Fatto quotidiano invece interviene un deputato grillino, Giuseppe D’Ambrosio, per dire che è inutile distinguere tra locali e nazionali, sono tutti colpevoli: “Governo, regione e comuni si rimbalzavano le responsabilità. Ma nessuno è innocente”. A questo punto è anche inutile l’inchiesta della magistratura che si sta soffermando sui sistemi di controllo e sugli errori umani. Si parli “prima delle responsabilità politiche perché, ne sono sicuro, è da quelle che discendono le responsabilità giudiziarie”, dice il grillino.

 

Sulla stessa linea la cantante Emma Marrone sul Corriere della Sera: “Non mi interessa ammazzare chi sarà riconosciuto colpevole dopo le indagini. Non dobbiamo attaccarci alla ricerca dell’errore umano o del guasto tecnico”, perché per la pop star, forse in ritardo con la lettura dei giornali, la colpa è sempre del binario unico: “E’ inaccettabile che nel 2016 ci siano ancora tratte ferroviarie con chilometri in cui c’è un binario unico. I politici accorrono solo quando ci sono i morti. Adesso non servono, sono inutili”. Più binari, meno politici quindi, che poi – tragedia nella tragedia – è anche il motivo per cui la Marrone non vive più in Salento: “Il Frecciarossa esiste solo sulla carta: da Roma a Lecce ci vogliono sei ore e mezza. Come fai a lavorare stando collegato al resto dell’Italia?”.

 

Colpa del governo, colpa degli enti locali, colpa dei politici, ma soprattutto colpa di tutti, come indica la riflessione del comico pugliese Pinuccio sul Fatto quotidiano: “La colpa è di tutti, della politica e nostra (me compreso sia chiaro) che non ci incazziamo abbastanza, non lo abbiamo fatto neppure quando il treno chiamato ‘Mennea’ non prevedeva il suo passaggio dalla Puglia perché è un treno veloce”.

 

È colpa di tutti, quindi, ma soprattutto di Elsa Fornero perché come scrive Francesco Merlo su Repubblica intervistando un ferroviere: “E’ una vita di sacrificio che lo Stato non ci riconosce. Pensi che l’Istat ci assegna un’aspettativa di vita di 64 anni ma, con la legge Fornero, ci manda in pensione a 67. Andrò in pensione tre anni dopo la mia morte”.  In pratica per un ferroviere la speranza di vita sarebbe dai 15 ai 20 anni inferiore alla media nazionale, i ferrovieri lavorano per quarant’anni e sono sottoposti a stress per colpa della legge Fornero e muoiono prima di andare in pensione. In pratica non esistono ferrovieri pensionati, oppure durano poco. Peccato che dai dati dell’Inps diffusi recentemente dal presidente Tito Boeri il Fondo speciale delle Ferrovie  registra un rosso dalla notte dei tempi, che nel solo 2013 ammontava a 4,2 miliardi di euro (il doppio rispetto ai 2,1 miliardi del 2000). Attualmente il Fondo speciale ferrovieri eroga 151mila pensioni di vecchiaia e anzianità con un importo medio di 25 mila euro l’anno e il 96 per cento dei ferrovieri riceve una pensione che è superiore ai contributi versati, in molti casi addirittura del 40 per cento in più (prima si maturava la pensione con 19 anni e sei mesi di contributi). Nel 2015 le nuove pensioni di vecchiaia, anzianità e anticipate dei ferrovieri saranno 1.700 per un importo medio di 32mila euro. Tutta colpa della Fornero.

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