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La caccia giudiziaria agli untori della Xylella fa parlare di sé all’estero

Se l’inchiesta crede più ai grillini che agli scienziati. L’inchiesta della procura di Lecce si basa su una grande contraddizione logica: da un lato i magistrati ritengono che il disseccamento degli ulivi non dipenda dalla Xylella e dall’altro accusano i ricercatori di aver diffuso il batterio, di essere quindi untori di una peste innocua

di Luciano Capone | 29 Dicembre 2015 ore 10:59

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Milano. Quando quasi un anno fa iniziammo a occuparci dei complotti che gravitavano attorno alla comparsa in Salento della Xylella e della malattia degli ulivi a essa associata, si trattava di sbertucciare le strampalate tesi cospirazioniste di Sabina Guzzanti, cantanti, ambientalisti, grillini e quell’umanità varia tutta “internet e Chiesa (Giulietto)”. In realtà la vicenda era già allora molto seria perché Xylella fastidiosa, che probabilmente è arrivata attraverso l’importazione di piante ornamentali, è un batterio da quarantena contro cui nelle Americhe combattono da un secolo senza trovare una cura. La sua diffusione, oltre a distruggere l’olivicoltura pugliese e italiana, può provocare danni inimmaginabili in tutto il bacino del Mediterraneo visto che mutando potrebbe attaccare altre colture. Per questo motivo era stato individuato un commissario per l’emergenza Xylella che avrebbe dovuto attuare un piano di emergenza per delimitare la zona infetta e bloccarne l’espansione. La questione però è diventata preoccupante quando le tesi più strampalate dei “movimenti” sono diventate la pista seguita dalla magistratura, che dall’inizio ha puntato i riflettori sui ricercatori impegnati a combattere il patogeno, indicandoli come untori e pedine più o meno consapevoli di un progetto di “stravolgimento della tradizione agroalimentare e della identità territoriale del Salento”. La caccia agli untori, oltre al blocco del piano d’emergenza, ci è costata anche una figuraccia internazionale per gli articoli allarmati della rivista scientifica Nature e del Washington Post sull’ennesimo processo italiano agli scienziati.

 

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Ma oltre alle acrobazie logiche, nell’inchiesta ci sono anche fatti che non tornano. Uno su tutti. Per giustificare l’inutilità dell’eradicazione degli ulivi la procura cita un’affermazione di Alexander Purcell, esperto mondiale di Xylella, durante un workshop dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa): “Non fate il nostro stesso errore: contro la Xylella gli abbattimenti non servono a nulla”, avrebbe detto il docente di Berkeley. Ma Purcell non ha mai pronunciato quella parole. La magistratura usa come fonte un sito locale (videoandria.com) che riporta una dichiarazione di un’europarlamentare grillina che attribuisce quella frase a Purcell. Bastava andare sul sito dell’Efsa, la fonte ufficiale, per vedere che nell’intervento di Purcell non c’è traccia di quella frase. Oppure agli inquirenti sarebbe bastato leggere, oltre a “videoandria”, anche il Foglio per trovare un articolo proprio di Alexander Purcell in persona, in cui lo scienziato americano difendeva i suoi colleghi pugliesi e criticava la magistratura per un’inchiesta che “genera sfiducia nella scienza”. Se è questo il metodo con cui sono stati ricostruiti i semplici fatti, c’è da chiedersi quale sia stato il livello di accuratezza per tutte le questioni che richiedono un più elevato livello conoscenze scientifiche.

© FOGLIO QUOTIDIANO


ARGOMENTI XYLELLA , SCIENZA

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