Culurgiones di Diana Zuncheddu
La Sicilia di Buttafuoco e Vincino
Se vi sia un rapporto, e quale, fra la musica che si definisce “classica”, contentandosi della denominazione, e l’altra “leggera”, e per noi pesantissima, fino alla gravità, è questione che resterà aperta.
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Molti anni fa, al tempo dei successi clamorosi – salvo in Italia – un insigne maligno, che non sapeva ancora di essere anche un acuto critico, disse di Giancarlo Menotti: “Un grande librettista che si scrive la musica da sé”.
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E’ noto che Carl Maria von Weber, richiesto dell’opera mozartiana che prediligeva, disse senz’altro: Die Entführung aus dem Serail.
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Il piccolo festival di Lugo ha la lodevole abitudine di presentare, ogni anno, un’opera di raro ascolto, o persino sottratta agli archivi della memoria. Abbiamo così ascoltato cose rarissime, e financo preziose, da Mercadante a Milhaud, e una lista completa presenterebbe numeri assai significativi.
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Sarà occorso a tutti, almeno agli appassionati del teatro musicale: rabbrividire davanti alla miseria dei cartelloni: ridotti allo stremo, poi, per quanto riguarda l’attuazione scenica. Ed ecco un felice gesto apotropaico: fosse ascoltato!
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Quando, nel ’69, consegnammo un nostro libro, eravamo certi che esso, fra l’altro, concludesse i nostri rapporti con Bruno Maderna. Ciò era pacifico per il celebre musicista, ma le cose, da sempre fuggiasche, si sarebbero arricchite di gustosi dettagli.
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La scomparsa di Aldo Clementi, temuta di giorno in giorno con angosciosa attesa, sembra già confermare quanto da tempo sapevamo: la centralità della sua evoluzione nella vicenda che, dopo Adorno, è divenuta palese come Nuova musica.
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