Lo spettacolo catalano e i referendum che è meglio farli

In una democrazia ognuno dovrebbe avere il diritto di mandare al macero il proprio contratto sociale e di secedere da chi vuole

Lo spettacolo catalano e i referendum che è meglio farli

Catalani in piazza a Barcellona (foto LaPresse)

Dichiarare l’indipendenza e diventare un minuto dopo uno stato commissariato è decisamente un bel record d’intelligenza politica. Con quali mezzi Rajoy darà seguito al suo tweet, “lo stato di diritto restaurerà la legalità in Catalogna”, è una faccenda che incuriosisce e lo spettacolo si annuncia appassionante più dei B-52 sopra Pyongyang, vale il biglietto. L’ultima volta che qualcuno aveva annunciato di fare altrettanto, nella ex Jugoslavia, era finita in un macello. Però a quei tempi tutti davano ragione alla Croazia e alla Slovenia, pure Giovanni Paolo II, e vattelapesca. Resto convinto, in linea di puro principio, che in una democrazia ognuno dovrebbe avere il diritto di mandare al macero il proprio contratto sociale e di secedere da chi vuole. Esattamente come a nessuno, manco nelle dittature, è vietato diventare alcolista. Basta votare e avere la maggioranza. Ma appunto, in attesa dello spettacolo, si vorrebbe sommessamente notare che i referendum è meglio farli fare. Ora a Barcellona può scoppiare un casino per un referendum farlocco che nessuno ha controllato e di cui non è chiaro il risultato. L’avessero fatto svolgere, probabilmente sarebbe passato il No come altre volte e comunque a Madrid sarebbe stato più facile rispondere: bravi, ma tanto i referendum non servono a un cazzo. Come in Veneto e in Lombardia. Invece siamo a questo, e come ci siamo arrivati è un mistero. Ma forse tra cinquant’anni declassificheranno dei documenti segreti, e scopriremo che JFK ha ucciso Marilyn Monroe.

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