Il Papa emerito di Repubblica che parla con lo Spirito Santo

Prima o poi sarebbe dovuto succedere, Prima o poi sarebbe dovuto succedere, però ora ridateci Scalfari

Il Papa emerito di Rep. che parla con lo Spirito Santo

Foto LaPresse

Prima o poi doveva capitare. In un giornale il cui Fondatore ha adottato, come fosse un profugo, Papa Francesco. Che lo ha per così dire privatizzato, ci parla come noi umani parliamo col barista. Doveva succedere. Che il direttore emerito, insomma il successore (uomo laico, sabaudo di sinistra e tutto d’un pezzo), a un certo punto alzasse la posta, per così dire teologica. La materia che gli si offriva, del resto, era ben più aggrovigliata e insieme impalpabile del sesso degli angeli: i novissimi della Sinistra: giudizio, morte (quantomeno apparente), inferno o paradiso di una parte politica che è stata, che a Repubblica ha avuto casa, ma che ora, da un pezzo, non è più.

 

E dunque, Ezio Mauro, gioca la sua carta. Scalfari fa il ventriloquo di Bergoglio? E lui chiama all’intervento direttamente lo Spirito Santo: “Ci vorrebbe uno Spirito Santo progressista – professione sconosciuta – capace di toccare le orecchie e gli occhi della sinistra italiana”. Poi, siccome il profumo del Politburo è sempre meglio di quello di sagrestia, si dilunga in una sorta di relazione congressuale sul “ruolo di spina dorsale”, su capitalismo, welfare e democrazia, sulla “occasione straordinaria”. Manca il Sol dell’avvenire, ma pazienza, alla fine torna in campo lui, il Paraclito. Ma anche lui, scrive Mauro, che evidentemente ne sa più dello Spirito Santo, “alzerebbe le mani”. Ridateci Scalfari, che almeno ci crede.

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