Breve commissione d’inchiesta su Casini. Inutile

I presidenti di garanzia dimostrano il malfunzionamento della democrazia parlamentare

Maurizio Crippa

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Breve commissione d’inchiesta su Casini. Inutile

Foto LaPresse

Ci sono notizie che arrivano dal Palazzo che spiegano meglio di un saggio millesimato sul malfunzionamento della democrazia parlamentare a che cosa non servono, non sono mai servite né serviranno le Commissioni bicamerali d’inchiesta. Una di queste notizie, ieri, è che il presidente eletto della Commissione bicamerale d’inchiesta sul settore bancario – quella che nelle grida antisistemiche e nei cartelli a pennarello dei pensionati dovrebbe far giustizia di fallimenti, buonuscite da Guinness, prodotti retail, banche etrusche e banche venete – è Pier Ferdinando Casini. E che è stato eletto a maggioranza assoluta, di 21 voti sui 40 parlamentari votanti, 20 senatori e 20 deputati.

 

Non che si abbia nulla a ridire sull’integerrima statura e l’esperienza di Casini, Dio ne scampi. Il curriculum canta. Presidente della commissione Esteri del Senato, ex presidente della Camera, attualmente in forza al gruppo centrista di Ap. Ci sono due tipi, e solo due, di post democristiani, non volendo conteggiare Alfano. C’è il tipo Mastella, e il tipo Casini. Mastella, qualsiasi cosa faccia, persino quando lo assolvono, è l’intrallazzone di ogni nebbia. Casini, qualsiasi cosa faccia – ma soprattutto non faccia, come di solito non fa – è affidabile come un’auto usata. Siccome è intelligente, aveva per tempo definito quella commissione un “impasto di demagogia e pressappochismo che, al di là delle migliori intenzioni, non produrrà nulla di buono per le istituzioni”. Ecco, ora la presiede. Presidente di garanzia: che le commissioni, in Italia, non servono.

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