La decrescita felice spiegata da un ghisa, in Brianza

Di ritorno a casa dopo il GP di Monza ecco la “lezione di economia” di un vigile urbano 

La decrescita felice spiegata da un ghisa, in Brianza

Totò e Peppino alle prese con un "ghisa" milanese in Totò, Peppino e la malafemmina

Domenica sono andato a vedere il GP di Monza. Grande spettacolo, Ferrari a parte. Ci sono andato in auto, con regolare pass di accesso a un regolare parcheggio. E mettendo in conto il lungo ingorgo di uscita, che ho regolarmente fatto. Fa niente, eravamo di buon umore, senz’altro più di Marchionne. Soltanto, questo: giunti al cartello segnaletico di Vedano al Lambro, ridente comune affacciato sul Parco, due vigili sbarrano la via maestra e passabilmente sgombra. “Non si può proseguire?”. “No, lei non è un auto di servizio” e impongono di svoltare in una viuzza, bloccata da una coda biblica. Giro il muso nella coda biblica, ma vedo che da un’altra stradina si immettono sulla maestra altre auto, palesemente “non di servizio”. “Scusi, ma allora quelli?”. Risposta del ghisa: “Non possiamo stare a spiegare tutto a tutti”. “Sì, ma qui s’è creato un ingorgo. Le sto solo chiedendo una delucidazione”. Un pacato scambio di vedute (ero rassegnato e di buon umore). Poi il ghisa se ne esce con questa frase, giuro: “E poi, se stavate a casa, noi non eravamo qui a lavorare”. Replico, più sbalordito che incazzato: “Ma se non c’era il Gran Premio, il Comune e tutti i Comuni attorno ci avrebbero rimesso un mucchio di soldi, con i quali pagano anche il suo stipendio”. Niente, il concetto pareva incomprensibile. E se non si andasse all’ospedale? Gli infermieri non dovrebbero fare i turni. E se non facessimo figli? Le maestre non dovrebbero andare a scuola. Tanto, lo stipendio arriva lo stesso. Dal cielo. E’ la decrescita felice, o la fine di un paese, spiegata da un pubblico dipendente. In Brianza.

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