Vecchie storie di buoni: Moratti e il cuore di Kanu

Un fatto che riemerge dai tempi in cui nel calcio c’erano signori spendaccioni, niente cinesi please

Vecchie storie di buoni: Moratti e il cuore di Kanu

Foto LaPresse/Chris Ison

Siccome oggi è il giorno che anche i ciecati riemergono un po’ meno mafiosi dalla terra di mezzo, forse non proprio più buoni ma insomma meno infami, vogliamo cambiare argomento e raccontare una vecchia storia a lieto fine di buoni, ma proprio buoni. Una storia di calcio che riemerge dai tempi in cui c’erano signori spendaccioni come Massimone Moratti, niente cinesi please. E da due nomi di diversa latitudine ma di identica impronunciabilità: uno è Patrik Schick, l’altro si chiama Nwankwo Kanu. Schick è un talento d’attacco della Repubblica ceca. Kanu era (è) nigeriano. Schick doveva andare alla Juve, cosa fatta. Ma poi niente, visite mediche. S’è detto che abbia un problemino cardiaco, niente di che, e chissà se le cose stanno poi davvero così. Nel dubbio, avranno pensato, non comprare. Kanu nel 1996 doveva arrivare all’Inter. Ma prima ancora di arrivare la visita medica diagnosticò una disfunzione cardiaca congenita, roba seria e carriera finita. Avrebbero potuto licenziarlo e risparmiare i soldi, ma quel milanese col cuore in mano di Massimo Moratti si prese a cuore il ragazzo, lo fece curare e operare spendendo di tasca propria. Kanu giocò per un po’, poi andò a godersi anni felici all’Arsenal, ondeggiando come un giunco d’ebano con quella sua strana andatura a metà tra il fuoriclasse e lo scherzo di natura che ci ricordiamo ancora. Adesso pare che Schick se lo voglia comprare l’Inter. E hai visto mai che, Moratti o non Moratti, regalino un cuore nuovo pure a lui?

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