Le sublimi (non) smentite del Walter degli addii

Pissipissi, Totti e Renzi

Le sublimi (non) smentite del Walter degli addii

"Caro Dago, non è assolutamente vero che io abbia scritto il discorso di Totti che ho ascoltato per la prima volta dagli spalti dello stadio. Ti assicuro che le cose stanno così”. Questa, cordiale secca e gnecca, la smentita di Walter Veltroni al pissipissi (anglismo: gossip. O forse: fake) secondo cui il talentuoso scrittore e regista juventino, ex sindaco di Roma ed ex fondatore del Pd, avrebbe fatto da ghostwriter alla troppo lunga, lacrimosa e invero poco cadenzata lettera d’addio del DIECI eterno. Veltroni scrive meglio, e forse questa è la prova. Attendiamo fiduciosi di leggere, questa mattina sul Corriere, anche un’altra smentita: “Caro Aldo, non è assolutamente vero che io abbia detto che si torna agli anni 80, che la prospettiva di un governo Pd-Forza Italia è un errore gravissimo, che Renzi non ama le persone che ragionano con la propria testa e nemmeno che abbia citato Ecce Bombo”. Non ci sarà smentita. Non solo perché l’intervista è verissima (non dice manco “merde”, e questa forse è la prova) e ben fatta. Ma perché questo è un addio vero, non un last waltz mentre si spengono le luci dello stadio. E’ un addio politico, più circostanziato delle partenze per l’Africa. Di uno che aveva un’idea. Maggioritaria, riformista, vagamente kennediana. E siccome è sincero, voterà ancora Pd.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    03 Giugno 2017 - 22:10

    Circa l'articolo sul Corriere Veltroni ha ragione. Come dargli torto. Renzi deve stare attento con le sue ripartenze. Se secca Gentiloni ha perso anche se lo stesso gli farà ponti d'oro per lenire l'ennesimo sgarbo. Questa volta Veltroni ha parlato di cuore e logica e non di alchimie politiche che non trovano più spazio nel caos che ci troviamo a vivere. Grillo non lo abbatti con alleanze incestuose, per asurdo meglio sarebbe una fusione con FI che far finta di dialogare nella diversità apparente. Crippa non mortifichi il Veltroni africano perché questa volta ha parlato da leader di un partito che voleva essere e quasi era e non per tornaconto personale. Che le logiche sono cambiate e con esse i partiti tutti lo vediamo ma cercare accordi da secolo scorso svilisce l'idea stessa di rinnovamento disatteso. Da quello che si vede il referendum ha poco insegnato e se la Raggi prende applausi alla parata del 2 giugno il punto di non ritorno è stato superato. Forse.

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