L’intelligenza artificiale testata con la scemenza grillina

Da Google alla Casaleggio Associati, passando per le mele verdi

Maurizio Crippa

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L’intelligenza artificiale testata con la scemenza grillina

Foto via YouTube

Al Googleplex di Mountain View, il quartier generale dove abita l’Algoritmo Generale che tutti ci domina, evidentemente gli umani hanno anche del tempo da perdere. Ad esempio hanno sottoposto a 40 milioni di simulazioni (tramite algoritmi, ça va sans dire) una loro start-up, acquistata nel 2014, che si chiama DeepMind e che a sua volta crea gli algoritmi che danno vita al sistema di intelligenza artificiale alla base di AlphaGo, il mitico software in grado di sconfiggere gli umani nei giochi strategici. Per farla breve, e adatta ai nostri cervelli normodotati, hanno impegnato due distinte IA in un gioco in cui dovevano competere per raccogliere delle mele verdi (erano pixel verdi, ditelo a Carlin Petrini). Il risultato inquietante, come si direbbe nei romanzetti di fantascienza, è che le due IA, al pari degli umani, sono passate dalla coesistenza pacifica (all’inizio c’erano tante mele) all’aggressività e ai colpi bassi, nonché a un opportunismo da basso impero, appena il grisbì cominciava a scarseggiare. Hanno del tempo da perdere, a Mountain View. Bastava osservare le intelligenze molto artificiose dei grillini di Roma: appena compare un grisbì, o un bel prato verde pixelato dentro a uno stadio da costruire, iniziano a darsele di santa ragione e a fregarsi tra loro. Sarà colpa dell’algoritmo del Blog?

 
Ps. Però, alla Google, non sono così avanti come vorrebbero far credere. Il generatore artificiale di congiuntivi sbagliati, ad esempio, l’aveva già inventato Di Maio.

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