Una domanda al prof. Cassese sulla “buona scuola”

C’è un aspetto che non mette in luce, e sarebbe utile che, con la sua competenza, volesse tornare ad occuparsene

Maurizio Crippa

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Una domanda al prof. Cassese sulla “buona scuola”

Winslow Homer - The Country School

Sul Foglio di ieri il professor Sabino Cassese, eccellente conoscitore della macchina amministrativa dello stato, ha espresso opinioni notevoli sul marasma nel quale sembra sul punto di ri-precipitare la scuola italiana, segnatamente per quel che riguarda la funzione docente. Ha detto cose ineccepibili: “Assisto con stupore alla formazione di un nuovo diritto, quello di lavorare sotto casa”. Esiste uno “squilibrio insegnanti-studenti: i primi provengono per quasi l’80 per cento dal sud, i secondi sono solo per quasi il 40 per cento al sud. Di qui nascerebbe l’esigenza di trasferirsi al nord per molti insegnanti. I quali, in molti, invece, trovano ogni scusa, buona o cattiva, per non prendere servizio”. La scuola, ha detto, esiste per insegnare, non per assegnare posti di lavoro. Inoltre: “Mi stupisce anche la velocità con la quale si sono voltate le spalle ai programmi e alle leggi del governo Renzi… La ‘Buona scuola’ prevedeva altri metodi”. C’è però un aspetto che Cassese non mette in luce, e sarebbe utile che, con la sua competenza, volesse tornare ad occuparsene. Lo scandaloso valzer dei ricorsi, eccetera, non è stato scardinato dalla riforma. Quegli abusi reali, al momento, fanno ancora parte della pletora di nicchie legali che regolano il pubblico impiego. Per riformare la scuola si sarebbe dovuti partire dalla funzione pubblica, dai concorsi. Aver detto che i presidi sono diventati “manager”, e invece sono ancora e soltanto funzionari, era una fake news. Che ne dice, professore?

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Commenti all'articolo

  • carlo schieppati

    18 Gennaio 2017 - 09:09

    Mia moglie ha fatto la maestra per 41 anni e mi ha raccontato questo: un anno una sua collega si è messa in malattia. Ricorrendo alla graduatoria nazionale si presentava una supplente del sud. Questa prendeva servizio e il giorno dopo si metteva in malattia. Se n'è presentata un altra e ha fatto la stessa cosa; se n'è presentata un'altra e ha fatto la stessa cosa; se n'è presentata un'altra e questa finalmente si è fermata. Ricordo che Regione Lombardia aveva fatto una legge che consentiva di ricorrere ad una graduatoria provinciale per le supplenze. Il Governo Monti ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale che l'ha cassata. Ma quelli che parlano di riforma della scuola le sanno queste cose? Sapete cosa vi dico? Che quelle che dalla Calabria venivano su a Novate Milanese per la supplenza facevano bene a mettersi in malattia il giorno dopo. Certo su quella classe si finiva per pagare quattro stipendi di troppo. Ditelo a quei soloni ignoranti della Corte Costituzionale

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    • Alessandra

      18 Gennaio 2017 - 11:11

      DAI signor Schieppati...i costi?? non facciamo discorsi populisti! non esistono costi ragionevoli per gestire un servizio pubblico, c'è solo la flessibilità (maledetti tedeschi)

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