L’omelia trumpiana di Padre Sallusti, mica Padre Livio

Una volta c’era la “messa cantata” di Scalfari, la riunione di redazione in pompa magna, mito del giornalismo mistico ancora vivo nei cuori di chi vi partecipò.

Donald Trump

Donald Trump (foto LaPresse)

Una volta c’era la “messa cantata” di Scalfari, la riunione di redazione in pompa magna, mito del giornalismo mistico ancora vivo nei cuori di chi vi partecipò. Non so se nelle riunioni del Giornale cantino messa, però poi certe volte il buon direttore Alessandro Sallusti prende carta e penna e tira già un’omelia a mezzo stampa che manco Padre Livio a Radio Maria. Tipo ieri. Titolo: “L’aborto, il muro e la verità sul cristiano Trump”. Eccheccazzo, questo è parlar chiaro. Trump insiste col muro, e questo spaventa “Papa Francesco che ha definito questo Trump ‘non cristiano’”. Bontà sua, non può? No, perché “le mura vaticane – come è noto – sono tra le più spesse e invalicabili del mondo”. Che Bergoglio abbia fatto pure costruire le docce a San Pietro per gli homeless e offra pizze ogni volta che può, pare non conti. Ma poi l’aborto. “Io sono per la difesa della vita e nominerò alla Corte Suprema un giudice antiabosrtista”, ha detto The Donald. Bene. E dunque, Sallusti: “Ohibò, possibile che Trump sia l’unico ‘non cristiano’ antiabortista?… Questo Trump, alla faccia di quel che dice il Papa, è più cristiano di tanti pseudocristiani baciapile”. Ohibò lo dico anch’io. Dovrebbe sapere, Sallusti, che per essere antiabortisti non è necessario essere cristiani: l’aborto mica sono cazzi solo nostri. E poi, si può essere antiabortisti e fottersene dei bambini annegati dei barconi, e persino pensare che black lives don’t matter. Basta non essere cristiani. Ma il Papa non può dirlo, Padre Alessandro sì.

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