Che ridere il petto pronto al martirio di Bill de Blasio

La frase del sindaco di New York fa riflettere perché fa parte delle reazioni melodrammatiche di buona parte del mondo dopo lo choc.
Che ridere il petto pronto al martirio di Bill de Blasio

Bill de Blasio (foto LaPresse)

"Non abbiamo intenzione di sacrificare mezzo milione di persone che vivono in mezzo a noi, che sono parte della nostra comunità”. Detta così, è una di quelle frasi da petto esposto al nobile sacrificio del Papa che voleva fermare Attila, o di Kutuzov davanti a Napoleone. Ma siccome l’ha detta Bill de Blasio, il simpatico sellerone che doveva cambiare il mondo e trasformare i giardinetti di Wall Street in una permanente Stalingrado dell’anti neoliberismo – assieme a quel magnifico figlio, che ormai sarà cresciutello, e al suo improbabile cespuglio di capelli così alla “impediamo l’assassinio di Angela Davis” – la cosa fa un po’ ridere, e un po’ riflettere. Fa riflettere, perché fa parte delle reazioni melodrammatiche di buona parte del mondo dopo lo choc. Senti De Blasio, e pensi che il neo porco-in-chief stia già sigillando i vagoni piombati. Invece, quello aveva solo detto, in campagna elettorale, che vorrebbe tagliare i fondi federali alle città che coprono con generosità la permanenza di immigrati illegali. Ha detto “we have some bad hombres here and we’re going to get them out”, ma non ha chiesto la lista di Schindler. E fa ridere, l’eroismo non necessario del sindaco di New York, al pari di quelli che si immolano per finta sul filo spinato di Orbán, quelli dell’armiamoci e partite per ogni tragedia, quelli del vado all’estero e mi porto la Costituzione e pure la bara di Umberto Eco. Le guerre che non ci sono, e non si rischia niente a combatterle col culo al caldo della democrazia.

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