Colombo riscritto a Barcellona: non ci resta che piangere

Per noi cresciuti prima di Dylan Dog, l’avventura era il Far West. Giocavamo ai cowboy, ma giunti alla pagina del Little Big Horn stavamo tutti con Sitting Bull e Crazy Horse, contro quello stronzo del generale Custer.
Colombo riscritto a Barcellona: non ci resta che piangere

(immagine di Juanedc via Flickr)

Per noi cresciuti prima di Dylan Dog, l’avventura era il Far West. Giocavamo ai cowboy, ma giunti alla pagina del Little Big Horn stavamo tutti con Sitting Bull e Crazy Horse, contro quello stronzo del generale Custer: la Storia qualche punto fermo deve pur averlo, tra buoni e cattivi, mica la si può riscrivere proprio tutta, se no ci smena anche la fantasia, diventa tutto farsa e parodia. Come ad esempio la sinistra anticapitalista di Barcellona, che è nella maggioranza del Parlamento catalano. E che vorrebbe abbattere la statua di Cristoforo Colombo che sta giù al porto, in fondo alla Rambla. La colpa è presto detta: il genovese scoprì l’America “aprendo un genocidio contro le popolazioni indigene da parte dei colonizzatori”. “Colombo fu strumento del nazionalismo spagnolo aggressivo contro tutti i popoli che ha oppresso e che opprime”. La trovata è in effetti di quelle che fanno ridere. Tant’è vero che gli anticapitalisti catalani sono arrivati in ritardo: l’idea goliarda l’avevano già avuta Troisi e Benigni, quando si ritrovarono, fermi al passaggio a livello della macchina del tempo, a Frittole, “nel mille e quattrocento, quasi mille e cinque”. E tentarono invano di fermare la partenza delel Caravelle affinché, evitando la scoperta dell’America, cinquecento anni dopo la sorella di Benigni non avesse a patir d’amore per colpa di uno stronzo yankee. Che almeno è un’ipotesi più ucronicamente fondabile dell’accusa di genocidio. Ma è lo storicamente corretto: non ci resta che piangere.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi