L’ultima domanda al Cav., con risposta di Checco Zalone

Celebrando a modo suo gli ottant’anni del “carissimo nemico”, sull’Espresso, l’ex direttore di Rep. scrive un lungo pezzo, e argomentato, e lo pone sotto il titolo di una lotta ventennale: “L’undicesima domanda a Silvio Berlusconi”.
L’ultima domanda al Cav., con risposta di Checco Zalone

Checco Zalone (foto LaPresse)

Ci sono domande che si possono fare soltanto alla fine di una grande guerra, o di un grande amore. Poiché sugli amori di Ezio Mauro non porremo mai non dieci, ma nemmeno una domanda, vien da pensare che la sua undicesima posta al Cavaliere nasca non da una delusione d’amore, ma dalla contemplazione di un paesaggio dopo la battaglia: ne valeva la pena? Celebrando a modo suo gli ottant’anni del “carissimo nemico”, sull’Espresso, l’ex direttore di Rep. scrive un lungo pezzo, e argomentato, e lo pone sotto il titolo di una lotta ventennale: “L’undicesima domanda a Silvio Berlusconi”. E’ questa: “E guardando quel poco che resta, da qui nasce l’undicesima domanda: Cavaliere, ne valeva la pena?”. Se non c’era riuscito Manzoni, a dare l’ardua sentenza, dubitiamo riescano i nostri contemporanei. Ma c’è un ricordo che spiega molto. E’ una cena a Torino, mentore l’Avvocato, quando Mauro era ancora alla Stampa. Berlusconi gli chiese quante lettere riceveva ogni giorno lo Specchio dei tempi. “Più di cento, risposi”. E lui: “Sa perché glielo chiedo? Perché io ricevo duecento lettere al giorno e sono delle massaie, felici perché ho regalato loro la libertà con le mie televisioni che guardano al mattino mentre fanno i mestieri”. Ecco: ne valeva la pena, far la guerra vent’anni a un uomo solo perché sapeva parlare agli italiani, invece che ai salotti buoni? La prossima volta, come dice Renzi, anziché fare una guerra, forse è meglio chiedere consiglio a Checco Zalone.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi