Se la battaglia contro l’incesto è persa come la cannabis, tanto vale legalizzare. O no?

Se credete di aver sistemato i disastri della famiglia con un Sinodo bonaccione, un ddl Cirinnà, un libro di Gandolfini e un Fertily Day nato morto, vi sbagliate.
Se la battaglia contro l’incesto è persa come la cannabis, tanto vale legalizzare. O no?

(foto LaPresse)

Se credete di aver sistemato i disastri della famiglia con un Sinodo bonaccione, un ddl Cirinnà, un libro di Gandolfini e un Fertily Day nato morto, vi sbagliate. L’altro giorno in Oklahoma una donna e sua figlia sono state arrestate e condannate per incesto: si erano sposate a marzo. La più anziana (diciamo così) aveva perso la custodia dei suoi tre figli da tempo, poi anni fa aveva ritrovato una figlia, e da cosa nasce cosa (diciamo). Poi si è scoperto che la signora aveva già sposato nel 2008 anche un altro dei suoi figli, che però dopo un anno aveva fatto richiesta di annullamento.

 

Pare anche che la donna non avesse la minima idea di commettere un atto illegale, e tantomeno immorale. Di certo, non si può dire che non avesse un gran senso della famiglia. Il caso è limite, come si dice, ma basta compulsare il web per scoprire che nel mondo casi di convivenze (diciamo) di questo tipo, interrotte solo dall’arcigno e casuale intervento della legge, sono in aumento. La battaglia a guardia e ladri è persa, un po’ come con la cannabis. Alle due donne hanno dato una multa di 10 mila dollari, nulla. Tanto vale legalizzare, no?

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