Una Rossa fortissimi

Sarà che sono di Monza, ma quando a settembre rombano le Formuna Uno nel circuito del Parco mi appassiono pure io. Che poi in mezzo al verde sventolano le bandiere rosse, a migliaia, come alla festa dell’Unità non si ricordano manco più.
Una Rossa fortissimi

Foto LaPresse

Sarà che sono di Monza, ma quando a settembre rombano le Formuna Uno nel circuito del Parco mi appassiono pure io. Che poi in mezzo al verde sventolano le bandiere rosse, a migliaia, come alla festa dell’Unità non si ricordano manco più. Sono le vere bandiere del popolo. Poi domenica Seb Vettel, che ha acciuffato il terzo posto e non capitava da quattro anni, sfoggiando un patriottico italiano che il povero Schumi mai nemmeno tentò, e migliore di certi assessori M5s, ha inneggiato dal podio al suo pubblico: “Questo è il miglior podio al mondo, abbiamo i migliori tifosi al mondo. Grazie. Noi siamo la Ferrari. Continuate a credere in noi”. E figurarsi se avesse vinto: si sarebbe sventagliato coram populo come una Giulia Salemi. Persino Marchionne era soddisfatto: “L’unico divario ora è aerodinamico. Ma se penso a come stavo a inizio stagione, mi sento meglio”. Non c’è che dire, come la Nutella, come gli spaghetti all’amatriciana, la Ferrari è il simbolo dell’Italia che ce la farà. Settimana scorsa, dopo averla già trascinata sotto il pacco del David manco fosse quello di Vettel, il nostro caro premier ha portatoAngela Merkel a Maranello: sempre per impressionarla con l’italico valore. La prossima volta, la convocherà in cima al Cervino. Dai che la Ferrari riparte, come il pil.

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