Lucy l’ha ammazzata Settis

E’ morta cadendo da una pianta.
Lucy l’ha ammazzata Settis

Ricostruzione di Australopithecus afarensis allo Smithsonian Museum of Natural History (foto Tim Evanson via Flickr)

Noi progressisti di montagna lo sapevamo già. Il vecchio Ötzi, la mummia di Similaun, l’ha ammazzato la mancanza di moderne comodità. Avesse avuto un Gps, o un microonde portatile, lassù sui monti, se la sarebbe sfangata a lungo felice. Adesso, finalmente, abbiamo la controprova. La vecchia Lucy, la simpatica scimmietta che dicono essere la nostra nonnetta di tre milioni di anni fa – e noi ci crediamo, mica siamo disegnatori intelligenti, noi – non è morta per colpa del  progresso, di quella brutta bestia che, per parlare come Salvatore Settis, sarebbe “la colpevole rincorsa al falso sviluppo”. Quel mostro che si sta mangiando “la primarietà del valore estetico-culturale”. No, Lucy l’ha ammazzata la mancanza di progresso. E’ morta cadendo da una pianta. Viveva come un primate, la poveretta, a proposito di “primarietà”. E si preparava il letto tra i sette e venti metri, la primitiva. Avesse avuto a disposizione una casetta antisismica lontana dal centro storico; avesse avuto l’ascensore; avesse avuto qualcuno con la ruspa che le spianava quella stupida foresta per farci dei bei letti dell’Ikea, senza identità culturale e tutti bassi 0,40 centimetri, sarebbe campata tranquilla un bel po’ di annetti anche lei. Non è il progresso che ammazza, è la natura, bellezza.

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